sabato, 27 gennaio 2007

Bugia: Dalla combustione dei rifiuti, con  i termovalorizzatori, si recupera energia sotto forma di energia elettrica e teleriscaldamento a basso costo che altrimenti andrebbe persa.

 

Verità: I costi di produzione di energia con questa tecnica sono mascherati dai forti stanziamenti pubblici. In ultima analisi sono i cittadini a pagare l'impianto e le ditte gestrici ad beneficiare dei guadagni. Per far tacere le opposizioni locali si regala acqua calda ed energia elettrica a tariffe agevolate: tanto i costi di impianto sono stati pagati da altri cittadini.

 

Bugia: E' necessario che ogni cittadino si faccia carico del problema dei rifiuti anche accettando  i termovalorizzatori, senza delegare ad altri il problema alimentando altre discariche.

 

Verità: Con  i termovalorizzatori la maggior parte dei rifiuti continua ad essere posta invece che in una discarica di solidi in una enorme discarica a cielo aperto: i rifiuti vengono immessi in atmosfera sotto forma di gas. Le ceneri della combustione continuano ad essere poste in discarica dopo essere state inertizzate. Il cittadino non si fa carico del problema ma lo delega ad altri perché in discarica o in un inceneritore lo mette sempre a casa di altri. A questa sindrome è stato dato il nome Not in my courtyard, cioè si ma non nel mio cortile.

 

Bugia molto grave:  i termovalorizzatori, a differenza delle discariche, non nuocciono alla salute. Solo in passato gli inceneritori per il loro basso contenuto tecnologico potevano rappresentare un potenziale pericolo, ma adesso, con  i termovalorizzatori di ultima generazione i potenziali pericoli sono minimizzati se non eliminati del tutto.

 

Verità: E' la principale menzogna che viene detta da cinquanta anni a questa parte quando si vuole costruire un inceneritore proponendolo come una novità tecnologica. Nessun dottore, nessuna pubblicazione biomedica solleva il cittadino dalle apprensioni che derivano dall'avere nelle vicinanze, o una discarica o un inceneritore. Quest'ultimo nelle complesse e spesso sconosciute reazioni chimiche di combustione trasforma materiali leggermente tossici in altamente tossici, come la Diossina. I materiali solidi prodotti necessitano di un costante sorveglianza in quanto tossici e nocivi, quelli gassosi vengono dispersi nel vento. Una raccolta di dozzine di pubblicazioni, i cui titoli sono stati inviati da noi ai Ministri dell'Ambiente e della Sanità, smentisce la più grossa e pericolosa bugia: quella che  i termovalorizzatori sicuramente non fanno male. Problemi di respirazione, asma e cancro non sono certo resi minimi con la presenza di termovalorizzatori. Questa bibliografia è a disposizione di tutti, sanitari, cittadini e politici.

 

Bugia: L'incenerimento dei rifiuti è il più economico dei sistemi di smaltimento.

 

Verità: Se è economico in fatto di tassa rifiuti (il prezzo al chilogrammo scende) è perché gli impianti sono finanziati pubblicamente, il costo sostenuto dalla collettività è ancora più alto di quello attuale. Il procedimento di inertizzazione di cui al punto sopra prevede altissimi costi accessori.

 

Bugia: Siamo in una emergenza: se non si costruiscono termovalorizzatori le discariche si esauriranno nel giro di poco tempo anzi alcune sono già esaurite.

 

Verità: Se emergenza c'è è stata creata dagli stessi che adesso vogliono  i termovalorizzatori, che hanno visto e continuano a vedere nei rifiuti occasione di guadagno o di carriera, quindi più rifiuti da smaltire più guadagno. Siamo ancora in tempo a diminuire drasticamente la produzione alla fonte di beni deperibili che diventeranno rifiuti. Alleggeriremo il carico dei rifiuti da smaltire ( e con questi il guadagno e la carriera di certa gente ).

 

Bugia: L'unica alternativa all'incenerimento è la raccolta differenziata, se raggiungiamo almeno il 50 % di raccolta differenziata allora possiamo costruire  i termovalorizzatori perché saranno molto piccoli e gestibili.

 

Verità: La raccolta differenziata non diminuisce la mole dei termovalorizzatori ma serve a isolare potenziali veleni ed a porre in atto il successivo riciclaggio, le discariche sono sature di prodotti nocivi miscelati a materiali che non sono velenosi e che potrebbero essere riutilizzati in armonia con l'ambiente. Chi mette il limite del 50% di raccolta differenziata prima di costruire  i termovalorizzatori omette di dire che se il volume di rifiuti aumenta a questo ritmo anche il 50% di raccolta differenziata metterebbe in condizioni di costruire enormi termovalorizzatori ingestibili. L'alternativa principale all'incenerimento ed alle discariche è il drastico aumento della produzione alla fonte di beni durevoli.

 

Bugia: Non è possibile produrre solamente beni durevoli, qualcosa continuerà ad essere gettato via e a costituire un rifiuto che non sempre è riciclabile, con l'incenerimento di questa parte si ovvia alla maggior parte dei problemi, compreso quello del recupero energetico.

 

Verità: L'attività umana produce una miscela di beni durevoli ed altri no, soltanto che oggi una certa industria per vivere senza problemi vuole che l'ago della bilancia sia spostato sui beni altamente deperibili. Il patto fra l'industria che produce rifiuti e quella che li smaltisce è rafforzato dal fatto che l'una ha bisogno dell'altra per poter sopravvivere. Lo ricerca può dare un nuovo impulso alle industrie che possono essere riconvertite in produttrici dei beni durevoli ad alto contenuto tecnologico, recuperando l'energia sprecata nella produzione di futuri rifiuti.

 

Bugia: Il piano di smaltimento di rifiuti con l'anello dell'incenerimento è al momento il più moderno e certo, altre strade come quella della ricerca di metodi di produzione di beni non deperibili se saranno praticabili lo saranno in un futuro remoto ed incerto.

 

Verità: Il piano rifiuti ben proposto dalla Comunità Economica Europea e basato su ragionevoli studi di fattibilità prevede come punto basilare al quale ogni altra cosa deve essere subordinata il fatto di produrre beni durevoli. Dopo aver attuato quanto sopra vengono la raccolta differenziata, ed il riciclaggio. Soltanto dopo aver attuato questo interviene il recupero energetico e lo smaltimento residuo in discarica.

 

Bugia: Molto si sta facendo per il problema dei rifiuti, anche in termini di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, anche al fine di minimizzare la quantità' dei rifiuti e le dimensioni degli impianti di incenerimento.

 

Verità: Il danaro pubblico viene stanziato per piani in cui la spesa più grossa è quella destinata all'incenerimento, una minore alle complesse tecniche di riciclaggio, ed una assolutamente nulla riguarda il punto nelle tecniche di informazione (etichettatura dei prodotti) e di produzione di beni durevoli considerate primarie dalla CEE. Le cifre della bugia: su oltre 800 miliardi di lire stanziati in una Regione ( Es. Piemonte) 500-700 miliardi sono destinati a i termovalorizzatori e solo per questo danaro viene chiesta con insistenza la disponibilità necessaria alla costruzione immediata adducendo il pretesto dell'emergenza. Solo il resto, considerato invece obbiettivo primario della CEE, è destinato alle tecniche di riduzione dei rifiuti da smaltire. Nulla è destinato alla ricerca medica in questo settore. Nulla è destinato ai piani di monitoraggio della salute dei cittadini posti nelle vicinanze de i termovalorizzatori. Nulla è destinato all'istituzione di un fondo per le spese mediche eventualmente sostenute dai cittadini.

 

Bugia:  i termovalorizzatori di ultima generazione sono talmente sofisticati da non emettere sostanze tossiche infatti il monitoraggio all'uscita del camino con le apparecchiature più sofisticate disponibili non rivela tali sostanze.

 

Verità: Gli apparecchi di misurazione non sono abbastanza sofisticati e sensibili da rivelare la presenza di sostanze tossiche all'uscita dei camini poiché sono diluite in enormi quantità di gas, se invece mettete apparecchi altrettanto sofisticati a controllare l'accumulo di sostanze tossiche nelle vicinanze de i termovalorizzatori ne potrete misurare la presenza. Ciò è risaputo da chi dovrebbe tutelare la salute della popolazione e che sino ad oggi sistematicamente si oppone alla misura delle sostanze accumulate nei pressi   ( 7 km ) da i termovalorizzatori operanti, forse per evitare di conoscere.

 

Bugia: I comitati ambientalisti terrorizzano i cittadini sulla questione de i termovalorizzatori.

 

Verità: I comitati ecologisti reputano di dover supplire a quanto non viene fatto dalle istituzioni per contrastare le informazioni inesatte e ambigue se non mendaci che riguardano  i termovalorizzatori e su cui poggia l'incastellatura politica ed economica che sostiene la loro costruzione.

Bugia: La realtà è che studiosi autorevoli sono di opinione ben diversa dagli ambientalisti e mettono a disposizione le proprie conoscenze scientifiche che sono alla base della loro opinione spesso senza trarne alcun vantaggio, amministratori responsabili sono all'opera per risolvere i problemi dell'ambiente, che solo fra le altre cose prevede l'installazione di impianti di incenerimento, in siti tali da non danneggiare né l'ambiente né i cittadini. Tutto ciò è effettuato in rispetto delle norme europee, italiane e regionali in modo completamente trasparente per i cittadini, i quali possono contare su criteri di correttezza e trasparenza in tutte le procedure.

 

Verità: Attualmente gli studiosi favorevoli all'incenerimento traggono il vantaggio di occupare le posizioni di prestigio nei consigli di amministrazione degli enti ed istituzioni che si occupano e controllano l' ambiente, per contro chi è contrario senza ambiguità non e' presente in modo significativo in queste posizioni. I siti su cui costruire  i termovalorizzatori sono i più dannosi per la saluti infatti l'iter burocratico legato alle leggi attuali italiani identifica i siti in aree senza interesse agro silvo pastorale, dove siano già presenti servizi ( acqua luce gas etc. ) e viabilità, in zone industriali dismesse, Ciò corrisponde nella maggior parte dei casi nelle periferie delle città o nelle grandi cinture cittadine, in aree fortemente abitate. I criteri di correttezza e trasparenza sono solo legati agli atti pubblici, invece gli studi di fattibilità, finanziati dalle società di raccolta rifiuti, e gli accordi politici, per la loro natura, eludono questi criteri e rappresentano la maggior parte del lavoro svolto dai soggetti interessati.

 

Bugia: Comunque in ogni momento la popolazione è invitata a controllare i progetti e potrà verificare l'efficienza e la non pericolosità degli impianti.

 

Verità: Il controllo dei progetti è effettuato da istituzioni pubbliche che non sono tenute in alcun caso a sottoporlo ai rappresentanti dei comitati ambientalisti. Potrebbero essere ammessi in un futuro sono determinati rappresentanti istituzionali (es. sindaci) o quelli che accettano di collaborare comunque. Tale tecnica di persuasione è oggetto di approfonditi studi di psicologia e scienze politiche ed è adottata comunemente al solo fine del raggiungimento della costruzione degli impianti. Anche ammesso che gli impianti fossero ritenuti pericolosi dai cittadini durante il funzionamento non esiste nessun strumento giuridico in grado di fermare un impianto neanche per pochi giorni: una volta innescato un inceneritore si è vincolati a non spegnerlo più, in quanto l'immondizia non può essere accumulata altrove, e la produzione di energia elettrica e di acqua calda per il teleriscaldamento diventano esigenze primarie rispetto alla salute.

 

Bugia: In Italia, a differenza dei paesi più progrediti del nostro, e per la presenza delle infiltrazioni mafiose che controllano il business delle discariche, non sono stati costruiti  i termovalorizzatori, che pur essendo meno pericolosi delle discariche, e quindi un male minore e necessario, intaccherebbero gli interessi delle eco-mafie. Anche per questo gli organismi pubblici lottano per la costruzione de i termovalorizzatori che rimarrebbero sotto il controllo pubblico. I movimenti ambientalisti corrono il rischio, con il loro atteggiamento di contrasto, di favorire questi business illegali.

 

Verità: Di tutte, questa affermazione, sebbene la più debole, richiede la risposta più articolata, per non rispondere direttamente che quando si opta per il male minore od il male necessario si assomiglia a chi ha sostenuto che la costruzione delle mine antiuomo, in quanto necessarie per combattere i "cattivi", rappresentasse il male minore: a distanza di anni ci si trova a dover interagire con territori fortemente contaminati, e la decontaminazione di tali siti, come quelli de i termovalorizzatori rappresenta ancora un problema aperto.

 

Chi ha collaborato con gli organismi che sono a conoscenza di tali fenomeni di infiltrazione mafiosa dovrebbe denunziare il fatto oltre che all'opinione pubblica anche alla magistratura come in taluni casi è stato anche fatto. In realtà le cosiddette eco-mafie possono trarre altrettanto giovamento dalla costruzione de i termovalorizzatori e dalla loro gestione e, in quanto ormai inserite in ambienti economicamente e culturalmente evoluti, potenzialmente possono ambire anche al controllo dei pacchetti azionari delle società che gestiscono  i termovalorizzatori con il capitale accumulato illegalmente, ottenendo anche il vantaggio di riciclare il danaro accumulato illegalmente. Chi è favorevole alla costruzione de i termovalorizzatori corre lo stesso rischio di dover fare continuamente i conti con tentativi di infiltrazione mafiosa. In epoca di privatizzazioni non è infatti possibile che il controllo delle società che le gestiscono rimanga totalmente in mano pubblica. Nel caso specifico de i termovalorizzatori è già capitato, in Italia, che pacchetti siano posti massicciamente sotto controllo di società private, anche in ambito internazionale.

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sabato, 27 gennaio 2007

L’amministrazione comunale di Rivalta ha ratificato, come i comuni limitrofi, il protocollo d’intesa per la costruzione e la gestione dell’inceneritore che sarà situato al Gerbido a poca distanza dalle nostre abitazioni, Biancavilla allo specchio, insieme ai punti dei Comitati civici sceglie:

DIECI BUONE RAGIONI PER NON COSTRUIRE L’INCENERITORE

1) NON SERVE. Se si fa una politica seria per la riduzione dei rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minor uso degli imballaggi, e con la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio dei materiali. I materiali riciclabili sono l'85% del totale dei rifiuti prodotti. Per il 15% di rifiuti restante è assolutamente antieconomico costruire gli inceneritori (bastano piccole discariche).

2) INCREMENTA I RIFIUTI. Costruire l’inceneritore significa vanificare la raccolta differenziata dei materiali (carta, plastica, legno) necessari per la combustione. Dove è in funzione da diversi anni (es. Brescia) ha incrementato la produzione dei rifiuti prodotti da ciascun cittadino.

3) FA MALE. Durante la combustione dei rifiuti si liberano nell’aria diossine e furani, che non vengono filtrati neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento. Uno studio epidemiologico effettuato dall’Università di Besançon (Francia) ha dimostrato che gli abitanti che vivono nei pressi dell’inceneritore hanno una probabilità di contrarre il cancro superiore a quella del resto della popolazione. Infatti producono pericolosissime nanoparticelle inorganiche che penetrano nel sangue e si depositano negli organi del corpo umano.

4) NON CONVIENE. La selezione, l’essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione. Inoltre, senza considerare i costi di gestione citati ed i danni alla salute causati dalle nanoparticelle, il costo per produrre 1 MWh mediante l’incenerimento è di 228 euro contro i 66 euro di un impianto idroelettrico, i 63 di un impianto eolico ed i 280 di un impianto fotovoltaico.

5) E’ DANNOSO AI BAMBINI. Uno studio realizzato nella regione Rhone-Alpes (Francia) ha rilevato nei bambini appena nati, le cui mamme abitavano nei pressi dell’inceneritore, un aumento delle malformazioni rispetto alla media nazionale: + 20% anomalie cromosomiche, + 29% malformazioni alla bocca, + 44% malformazioni dell’intestino, + 51% malformazione dei reni.

6) GENERA LA NECESSITA’ DI ALTRE DISCARICHE. Per ogni chilogrammo di rifiuti bruciato, un terzo diventa cenere che, essendo un rifiuto tossico-nocivo, ha bisogno di discariche molto più costose di quelle usate per i rifiuti comuni.

7) LO PAGHIAMO NOI. Costa 311 milioni di Euro, circa 600 miliardi di Lire. Fa guadagnare solo chi lo gestisce che usufruisce delle sovvenzioni dello Stato perché beneficia impropriamente del cosiddetto contributo Cip 6, destinato alle fonti “energetiche rinnovabili”, che paghiamo noi nella bollette elettrica: senza questo incentivo l’incenerimento non presenterebbe alcun vantaggio economico. Per questa sovvenzione l’Italia è stata condannata dalla UE perché l’incenerimento dei rifiuti non può essere assimilato alle fonti rinnovabili.

8) E’ VECCHIO. L’inceneritore è un invenzione di quarant’anni fa. Le prime nazioni ad adottarlo, come la Germania e l’Olanda, li stanno dismettendo. Ora si usano dei sistemi di Trattamento Biologico “a freddo” senza incenerimento, già attivi in diverse realtà europee, che oltre a non produrre nanopolveri, costano circa il 75 % in meno degli impianti di incenerimento.

9) NON CREA OCCUPAZIONE. Se la raccolta porta a porta ed il successivo riciclaggio dei materiali garantiscono 100 posti di lavoro, in proporzione un moderno inceneritore ne crea circa 30.

10) E’ INGORDO. Per far funzionare l’inceneritore, non solo bisogna aumentare la produzione dei rifiuti da bruciare, scoraggiando la raccolta differenziata, ma anche importare rifiuti da ogni parte d’Italia scaricando le conseguenze negative (fumi e scorie) su di noi.

P.S. Se l’inceneritore è, come dicono, una risorsa, perché devono concedere delle “compensazioni” ai comuni limitrofi (strade, ferrovie, parchi) e ai contadini che non potranno più, per motivi sanitari, coltivare i terreni situati nei pressi dell’inceneritore?
Definizione di “compensazione” (Enciclopedia Microsoft Encarta) : S.F. Determinazione di una posizione di equilibrio, spec. Fra elementi contrastanti SIN Pareggiamento (dir) Estinzione di crediti e debiti reciproci.

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sabato, 27 gennaio 2007
L’incenerimento trasforma numerosi materiali ancora potenzialmente adoperabili, taluni preziosi perchè in esaurimento, in effluenti (solidi, liquidi o gassosi) assai più tossici dei rifiuti di partenza ed inutilizzabili, oltre a diffondere nelle zone limitrofe una serie di sostanze nocive alla salute, dalla diossina ai furani, che, inquinando l’ambiente: suolo e sottosuolo, acqua ed aria, colpiscono l’uomo e gli animali attraverso la catena alimentare.

Gli inceneritori tendono inoltre ad innalzare la temperatura dell’atmosfera, accentuando l’effetto serra, in stridente contrasto con le pressanti raccomandazioni del protocollo di Kyoto, al quale l’Italia ha così entusiasticamente aderito.

La costruzione dei termovalorizzatori richiede un grande investimento di capitali, a fronte del quale si creano pochi posti di lavoro e non si elimina del tutto la dipendenza dalle discariche speciali.

In molte nazioni occidentali, dopo aver realizzato un vasto programma di costruzione di inceneritori si è attivata una massiccia sensibilizzazione della popolazione verso la  raccolta differenziata, che ha prodotto in pochi anni la chiusura di molti impianti. Un caso paradigmatico è costituito dalla Germania, dove si incoraggia con tariffe molto basse l’arrivo di spazzatura dall’estero, pur di permettere l’utilizzo di termovalorizzatori, che non sono stati completamente ammortizzati e nel frattempo sono divenuti inutili.

Un termovalorizzatore funziona a pieno regime solamente se vengono bruciati tra i rifiuti grandi quantitativi di carta e di plastica, che innalzano il potere calorifico, sostanze che vengono a mancare in larga misura quando cresce il ricorso alla raccolta differenziata.
In Italia negli ultimi trenta anni abbiamo assistito ad un indecoroso aumento nella produzione di spazzatura, segno ineludibile di una società in preda ad una perversa ansia consumistica, in aperto contrasto al comportamento dei nostri partners europei ed alle indicazioni della Ue, che, già dal 1996, prevedeva che la prevenzione nella formazione dei rifiuti e la drastica riduzione delle sostanze pericolose dovessero essere degli imperativi categorici per una corretta gestione del problema nella comunità europea.

Come sono lontani i tempi in cui è ambientata la nota commedia di Eduardo De Filippo, nella quale il protagonista, la sera, con un piccolo cartoccio di pochi etti tra le mani,  scende in strada a depositare la sua quota di spazzatura.

Il programma di costruzione che viene progettato in questi mesi, in Campania, ma anche nelle altre regioni, si basa sui macroscopici quantitativi di spazzatura che oggi produciamo: 500 chili pro capite all’anno, il contenuto di 200 vasche da bagno. Una pazzia alla quale non si potrà non porre rimedio in breve tempo, pena un disastro economico ed ecologico. E quando, immancabilmente, attraverso la raccolta differenziata avremmo ridotto la quota da bruciare, gran parte dei termovalorizzatori, costati una cifra considerevole, non serviranno più e dovranno essere dismessi. Anche se  la presenza di tante bocche fameliche e voraci, ansiose di divorare rifiuti, frenerà le campagne di sensibilizzazione della popolazione.

Come funziona un termovalorizzatore

Le tecnologie dell’incerenimento sono essenzialmente tre: forni a tamburo rotante, a griglia ed a letto fluido con camera di post combustione, mentre il funzionamento di un termovalorizzatore può essere suddiviso in 7 fasi fondamentali:

1- Arrivo dei rifiuti – In genere vengono adoperati rifiuti già sottoposti ad una selezione preliminare, ma può essere utilizzata anche la spazzatura tal quale.
2- Combustione – Nel forno alcune griglie mobili facilitano la mobilità dei rifiuti, mentre una corrente d’aria forzata fornisce l’ossigeno necessario per raggiungere temperature elevate.
3- Produzione del vapore – Il calore porta a vaporizzare l’acqua posta  a valle nella caldaia.
4- Produzione di elettricità – Il vapore mette in moto una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
5- Recupero delle scorie – Le componenti che residuano alla combustione(10% del volume iniziale e 30% del peso) vengono raccolte a valle dell’ultima griglia,  raffreddate in acqua e smaltite nella discarica.
6- Trattamento dei fumi – I fumi ad alta temperatura passano in un complesso sistema di filtraggio per ridurre gli agenti inquinanti più pericolosi, quindi vengono liberati nell’atmosfera.
7- Smaltimento delle polveri fini – Le ceneri che residuano dalla combustione non sono pericolose, mentre le polveri fini(il4% del peso iniziale) sono da considerare molto tossiche e necessitano di speciali discariche.

Conclusioni

Alcune considerazioni finali sono necessarie sulla difficile problematica: se adottare o meno i termovalorizzatori in Italia, dove la ricerca differenziata non accenna a decollare.
Bisognerà sempre localizzare gli impianti lontano dai centri abitati, anche se la scelta è molto difficile  per l’altissima densità abitativa presente su quasi tutto il territorio nazionale. Non si può altresì dimenticare che numerosi e qualificati studi internazionali hanno dimostrato che i fumi delle ciminiere ricadono fino a trenta chilometri di distanza ed Acerra, dove è in fase di ultimazione l’impianto più grande d’Europa, è ad appena 15 chilometri dal centro di Napoli.
Dimensionare i progetti tenendo conto delle reali necessità delle zone tributarie, avendo ben presente che, se una campagna di raccolta differenziata e riciclaggio avesse successo, la quantità di spazzatura da avviare all’incenerimento si ridurrebbe notevolmente, rendendo inutili impianti costati cifre iperboliche, che diverrebbero di colpo un problema di dismissione.
Permettere il funzionamento soltanto ad impianti con tecnologie ultra moderne, quali la pirolisi e la gassificazione, per ridurre l’impatto negativo sulla salute dei cittadini.

Pro e contro

In favore e contro la costruzione dei termovalorizzatori si sono schierate da tempo, anche a livello internazionale, due fazioni contrastanti con pareri diametralmente opposti. Riportiamo le idee base dei due schieramenti per facilitare il lettore che voglia farsi una sua idea personale.

I termovalorizzatori producono calore ed energia a basso costo

L’energia elettrica prodotta gode di cospicui stanziamenti pubblici da parte dello Stato, altrimenti non sarebbe conveniente, in contrasto a quanto previsto dalle normative europee, motivo per il quale l’Italia è stata oggetto di una procedura di infrazione da parte della Ue. Bruciare i rifiuti è un’operazione assai costosa, tenuta in piedi artificiosamente dal flusso di denaro pubblico che la finanzia. In Lombardia, ad esempio, la provincia di Brescia, dotata di un termovalorizzatore, ha il costo pro capite più alto per lo smaltimento dell’immondizia.

I cittadini debbono addossarsi l’onere dello smaltimento dei rifiuti accettando l’idea di bruciarli, che è la cosa più pratica e meno costosa e non comporta un inquinamento superiore ad una qualsiasi fabbrica e debbono rinunciare al proposito di trasferirli lontano, una sindrome ben conosciuta nella letteratura anglo sassone, che ha coniato l’acronimo Nimby(not in my back yard), cioè si ma non nel mio giardino.

Con gli inceneritori i rifiuti invece di essere posti in una discarica tradizionale vengono immessi nell’atmosfera sotto forma di gas ed inoltre residuano dalla combustione una cospicua quantità di ceneri che debbono essere smaltite con molta cautela.

I termovalorizzatori moderni non rappresentano un pericolo per la salute di chi vive vicino agli impianti, come dimostra l’esperienza all’estero di grandi e civilissime città come Vienna, dove sono stati costruiti in pieno centro abitato.

Purtroppo la letteratura medica a riguardo è di parere contrario, in attesa di dati sempre più precisi ed aggiornati. Un impianto tecnologicamente avanzato libera nell’atmosfera circa 250 diverse sostanze potenzialmente pericolose e di queste soltanto una ventina sono studiate e monitorabili; a parte le ceneri che sono molto più pericolose dei rifiuti di partenza e pongono il problema del loro smaltimento. Alcune sostanze prodotte, anche se in quantità modeste, dalla combustione dei rifiuti, come la diossina, destano elevata preoccupazione, perché l’organismo non è in grado di metabolizzarla, per cui nel tempo può accumularsi nei tessuti in concentrazioni nocive, dando luogo a svariate patologie, insidiosissime ed ancora poco note alla scienza.

Bruciare la spazzatura è la soluzione più economica.

Gli impianti hanno un costo elevatissimo e per essere ammortizzati richiedono di essere utilizzati a pieno regime per almeno venti anni, inoltre una volta costruiti rendono controproducente la prospettiva del riciclaggio, perchè carta e plastica costituiscono il 70% del potere calorifico.

Lo Stato, le regioni ed i comuni si stanno attivando per sensibilizzare la popolazione alla serietà del problema, allo scopo di diminuire i rifiuti e di conseguenza gli impianti di incenerimento.

Attualmente gran parte della spesa pubblica è assegnata alla costruzione degli impianti, che richiedono grossi investimenti,  pochissime risorse sono destinate ad incrementare il riciclaggio e quasi niente si spende per la ricerca medica e scientifica.

Il monitoraggio delle sostanze nocive eseguito all’uscita dei camini di emissione non segnala sostanze tossiche al di fuori dei parametri previsti dalla legge.

Le apparecchiature non riescono a percepire la presenza di sostanze pericolose nei gas di scarico perché esse sono diluite in enormi quantità, ma rivelazioni fatte a poca distanza, nel raggio di alcuni chilometri, segnalano sostanze tossiche che nel tempo si accumulano. Va altresì considerato che le normative vigenti sono tarate sulla possibilità di purificazione dei filtri attualmente in commercio e non sulle raccomandazioni della comunità medica internazionale.

Gli ambientalisti enfatizzano il rischio di inquinamento nelle zone limitrofe ai termovalorizzatori.

I comitati ecologici ritengono opportuna una funzione di supplenza nei riguardi dello Stato e dei mass media, che non operano una  sufficiente informazione sulla delicata problematica, attorno alla quale gravitano fiumi di denaro e gli interessi della criminalità organizzata, che nelle regioni meridionali ha sempre gestito la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

Studiosi autorevoli in Italia ed all’estero ritengono che l’installazione dei termovalorizzatori non comporta alcun rischio per la salute dei cittadini e che tali impianti rispondono pienamente alle norme di sicurezza europee.

Gli scienziati favorevoli all’innocuità degli inceneritori traggono cospicui vantaggi economici e di prestigio perché possono far parte dei consigli di amministrazione delle industrie e delle istituzioni, che controllano il colossale business dell’ambiente, mentre tutti coloro che sono di parere contrario faticano a farsi strada nella carriera universitaria e difficilmente hanno accesso agli organi di informazione.

Le popolazioni limitrofe possono in qualsiasi momento controllare la situazione dell’inquinamento e se dovesse essere necessario possono far fermare i termovalorizzatori.

I controlli periodici sull’emissione delle sostanze tossiche sono a carico delle istutuzioni, di cui è nota negligenza ed approssimazione. Inoltre esse non sono tenute a rendere pubblici i risultati delle analisi e non esiste alcuno strumento giuridico in grado di fermare un impianto, ad eccezione dell’ordinanza di un magistrato. Nello stesso tempo fermare un inceneritore anche per pochi giorni rappresenta un cospicuo danno economico.
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sabato, 27 gennaio 2007

Molti lettori hanno inviato mail in redazione chiedendo di approfondire ulteriormente il tema della gestione rifiuti e dell'alternativa agli inceneritori. Abbiamo pubblicato precedentemente le diverse posizioni di politici e amministratori locali sul tema.

In questo numero ospitiamo l'opinione dell'esperto, il professor Federico Valerio direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova che ampliamente e dettagliatamente spiega le ragioni a favore di un metodo alternativo agli inceneritori (chiamati in Italia anche “termovalorizzatori”).

Il professori Soyez K. e Plickert S., dell'Università di Potsdam (Germania), sembrano non aver dubbi: i trattamenti Meccanico Biologici (MBT) sono tecnologie alternative all'incenerimento dei rifiuti. Questo è quanto affermato nel loro articolo, pubblicato nel 2003, sullo stato dell'arte dei sistemi di pretrattamento meccanico-biologici e sulle potenzialità dei trattamenti biologici dei rifiuti.

E i numeri sembrano dare loro ragione. Il Ministero dell'ambiente tedesco riporta che nel 2005, in Germania, erano operativi 64 impianti MBT con una capacità complessiva di trattamento pari a 6,1 milioni di tonnellate all'anno . Per fare un confronto, la stessa fonte riporta che in Germania, nello stesso anno, erano operativi 73 inceneritori, con una capacità complessiva di 17,8 milioni di tonnellate.

Quindi, se è vero che attualmente la Germania incenerisce più rifiuti di quanti ne bio-stabilizza con sistemi MBT, è anche vero che nel 2001 gli impianti MBT operanti in Germania erano solo 2, con una capacità di trattamento di 1 milione di tonnellate. Il crescente interesse sui sistemi MBT si coglie anche dal crescente numero di pubblicazioni tecniche e scientifiche su questo argomento. Ad esempio, la società di consulenza britannica Juniper ha effettuato un approfondito studio sugli impianti MBT operativi nel mondo e nel 2005 individuava, a livello mondiale, 27 aziende impegnate nella realizzazione di impianti MBT. I paesi di appartenenza di queste aziende sono i più vari: Spagna, Turchia, Australia, Israele, Germania, Olanda, Canada, Italia.

Queste 27 aziende, al momento dello studio, avevano realizzato 80 impianti MBT, con una potenzialità complessiva di 8,5 milioni di tonnellate/anno e nei loro programmi c'erano altri 43 impianti da realizzare entro il 2006 che porteranno la capacità di trattamento rifiuti, con i loro 143 impianti MBT, a 13 milioni di tonnellate.

Per dare una dimensione a questo fenomeno citiamo la stessa Juniper che nel 2000, censiva in Europa 269 inceneritori con una capacità di trattamento di 47,3 milioni di tonnellate. Il crescente interesse per i sistemi di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, che sta coinvolgendo anche Inghilterra, Stati Uniti, Cina, deriva dall'alta flessibilità di questi impianti, dai tempi di realizzazione estremamente brevi (18-24 mesi), dai costi di investimento e gestione assolutamente competitivi, rispetto alla "termovalorizzazione".

Competitivo rispetto alla "termovalorizzazione" è anche l'impatto ambientale sanitario, intrinsecamente basso negli impianti biologici a “freddo”. La flessibilità riguarda in particolare la possibilità di ottenere diversi risultati, a seconda delle esigenze e della natura degli scarti: produzione di compost di qualità per uso agronomico, inertizzazione della frazione putrescibile e stabilizzazione compatibile con la messa a discarica in sicurezza, produzione di biogas da usare per produrre elettricità e calore o da immettere nella rete di distribuzione del gas, produzione di combustibile da rifiuto utilizzabile in cementifici e centrali termiche, al posto di carbone e coke di petrolio.

Un ulteriore vantaggio delle tecniche di trattamento biologico è che nei rifiuti urbani, circa il 60% degli scarti tal quali è biodegradabile. Questa frazione è trattabile con le tecniche MBT che, con tecniche aerobiche (insufflazione d'aria) eliminano la frazione putrescibile, ossidata ad anidride carbonica e acqua. Il trattamento anaerobico (in assenza di aria) provvede, se necessario, a trasformare in biogas (in prevalenza metano e anidride carbonica ) la frazione cellulosica più resistente alla bio ossidazione.. La frazione non biodegradabile dei rifiuti urbani è composta da metalli, vetro, ceramiche, recuperabili con sistemi meccanici e magnetici dopo la biostabilizzazione e da circa il 10-15 % in peso di plastiche, anch'esse recuperabili, anche se di qualità probabilmente incompatibile con il riciclo.

Ovviamente è solo su questa frazione residuale che è il caso di fare valutazioni per un possibile recupero energetico, se non si è proceduto alla separazione e alla raccolta differenziata delle plastiche al momento dell'uso. Pertanto dopo biostabilizzazione, separati con sistemi meccanici e magnetici vetri e metalli , inviati al riuso e al riciclo, abbiamo da decidere che cosa facciamo di quel poco di plastica avanzata alla raccolta differenziata e della frazione organica inertizzata residuale, la cui composizione chimica è prevalentemente simile a quella del compost.

Per brevità accenniamo ai risultati di studi in merito alla messa a discarica degli scarti della biostabilizzazione e alla produzione sostenibile di biogas. Un problema che è stato sollevato per la messa a discarica del biostabilizzato è che questo può avere un potere calorifico che, in base al Decreto n° 36 del 13 gennaio 2003 lo rende incompatibile con la messa a discarica e quindi costringe al suo incenerimento.

Il citato Decreto che recepisce la direttiva 1999/31 si pone l'obiettivo di ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente delle discariche e “ non ammette a discarica rifiuti con Potere Calorifico Inferiore (PCI) maggiore di 13.000 chilo joule/ chilogrammo, a partire dal 1/1/2007.”

Peraltro lo stesso decreto, all'articolo 7, afferma che” i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento” e, è indubbio, che i sistemi MBT siano trattamenti tutt'altro che banali che modificano profondamente la composizione chimica, microbiologica e tossicologica del rifiuto urbano tal quale.

Ma non è necessario imbarcarsi in lunghi e costosi contenziosi con le pubbliche amministrazioni, che sembrano propense a favorire i gestori di inceneritori facendo bruciare loro tutto il bruciabile. Un recente studio tedesco (M. Kuehle-Weidermeier. Landifilling of mechanically-biologically preatreated municipal solid waste) ha dimostrato che per abbassare il potere calorifico del prodotto residuale alla biostabilizzazione, basta setacciarlo con setacci da 60 millimetri.

Tutto quello che passa sotto al setaccio, pari al 91 % della massa trattata, ha un potere calorifico che non raggiunge le 6.000 chilo-joule/chilo e quindi può essere messo tranquillamente a discarica nel pieno rispetto della legge. La frazione che resta sopra il setaccio rappresenta circa il 10% in peso della massa biostabilizzata che, a sua volta, grazie alla bio ossidazione e alla separazione degli inerti si è ridotta di circa il 40% rispetto alla massa iniziale del rifiuto tal quale, prima del trattamento MBT.

In altre parole, da ogni tonnellata di rifiuti tal quale, avanzano circa 60 chili di scarti ad alto potere calorifico. Il potere calorifico del sopra vaglio è di 13.700 kj/kg, quindi vantaggioso dal punto di visto energetico, ma, vista la quantità di “combustibile” in gioco ci chiediamo se ci sarà qualcuno disponibile ad accollarsi le spese del loro trasporto e incenerimento, specialmente se, come ci si augura, l'Italia abolirà l'incentivo dei certificati verdi alla elettricità prodotta bruciando rifiuti in quanto equiparati, per legge, a fonte energetica rinnovabile.

A riguardo, sottolineamo il fatto che l'alto potere calorifico della frazione più grossolana del biostabilizzato è in prevalenza attribuibile alla concentrazione, in questa frazione, di plastica , in gran parte sotto forma di fogli e pellicole, e sarà dura sostenere che questa frazione, se usata come CDR o negli inceneritori possa essere considerata fonte di energia rinnovabile.

Nei trattamenti biologici aerobici la frazione cellulosica (carta, cartone, legno) è poco degradata. Per biodegradare questo tipo di scarto è possibile ricorrere alla fermentazione anaerobica che ha il vantaggio di trasformare questi scarti in biogas, una miscela di metano e anidride carbonica che, opportunamente trattata può essere utilizzata a scopo energetico. Oggi in Europa si contano circa 3000 impianti di biogas, in gran parte collegati al recupero e all'utilizzo del biogas prodotto dalle discariche.Se nelle discariche la produzione di biogas è un evento collaterale non controllato, molto meglio gestire lo stesso processo in impianti dedicati.

Con questa tecnica biologica da una tonnellata di rifiuto urbano, si possono produrre, dopo opportune purificazioni del biogas, da 75 a 90 metri cubi di metano, utilizzabili a scopi energetici, in particolare per la produzione combinata di elettricità e acqua calda per usi industriali o teleriscaldamento.

Quando non è conveniente realizzare il teleriscaldamento per condizioni climatiche (inverni miti), lontananza della possibile utilizzazione dal punto di produzione, ostacoli urbanistici a realizzare la rete di distribuzione dell'acqua calda, la produzione di biogas offre un'altra interessante possibilità: dopo opportuna purificazione, inserire il biogas direttamente nella rete di distribuzione del gas di città. L'immissione del biogas trattato nella rete di distribuzione è tecnicamente possibile e già realizzato in Danimarca, Svezia, Svizzera, Olanda. Al momento, l'unico ostacolo al diffondersi di questa pratica è l'elevato costo di purificazione del gas.

Una soluzione ci sarebbe! Attribuire gli incentivi dei certificati verdi anche al biogas trattato ed immesso in rete, in proporzione all'energia non rinnovabile che l'uso diretto del biogas ci permetterebbe di risparmiare. E' vero, l'uso del biogas al posto del metano per bollire la pasta e per riscaldare le case non equivale a produrre energia elettrica, ma la fantasia italica che è riuscita ad equiparare i rifiuti a fonti di energia rinnovabile potrebbe anche trovare una soluzione a questo piccolo problema formale.

E questo è un esplicito invito alle attuali forze di governo, in particolare i Verdi e i DS, che dirigono i ministeri competenti e dai quali ci aspettiamo qualche cosa di intelligente. Peraltro, in questo caso, tutto dovrebbe essere più facile e formalmente corretto. Il biogas è una vera fonte di energia rinnovabile e calore ed energia elettrica rappresentano forme diverse di energia che, non a caso, si possono misurare con le stesse unità di misura.

Inoltre per riscaldare l'acqua della pasta e quella della doccia è molto meglio, dal punto di vista ambientale e del risparmio energetico, bruciare direttamente il metano piuttosto che usare lo stesso metano in un generatore a turbogas per produrre elettricità che, a sua volta, sarà utilizzata per riscaldare la stessa acqua.

E, ne siamo certi, gli Italiani, sarebbero più contenti che i loro soldi, trasformati in certificati verdi, siano utilizzati per incentivare le tecniche di trattamento biologico cosidette "a freddo" piuttosto che i termovalorizzatori.

Federico Valerio
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martedì, 19 settembre 2006

Queste note esaminano le origini e le ragioni del recente dibattito sull’opportunità di costruire nuovi inceneritori in Italia, originato in parte dalla campagna del ricercatore modenese Stefano Montanari sul soggetto delle “nanopatologie”. Dati recenti derivati da studi scientifici riportati sulla letteratura internazionale indicano che le nanopolveri emesse da processi di combustione ad alta temperatura potrebbero essere molto più dannose di quanto non si ritenesse fino a non molto tempo fa. In particolare, le norme attuali non sarebbero adeguate per tener conto dei danni che causano. Per quanto riguarda gli inceneritori, anche se non siamo in grado per ora di quantificare l’entità del rischio, è noto che i filtri attuali non sono in grado di bloccare completamente le emissioni di polveri molto fini. In ogni caso, il concetto stesso di incenerimento dei rifiuti potrebbe essere reso rapidamente obsoleto da una serie di fattori che includono, oltre ai danni dovuti alle nanopolveri, la necessità di ridurre le emissioni di gas-serra per contrastare il riscaldamento globale e la nuova realtà emergente di difficoltà di approvvigionamento delle materie prime.



Guardate cosa c’è scritto sui pacchetti delle sigarette: “Il Fumo Uccide” o altre frasi altrettanto minacciose, ben chiare in caratteri cubitali. Per la verità, non ci sarebbe nemmeno bisogno di scrivere queste cose perchè lo sappiamo tutti che fumare fa male: il fumo uccide quasi centomila italiani all’anno. Però, frasi minacciose o no, moltissimi di noi non riescono a smettere.

Guardate ora l’immagine di un inceneritore; con le sue ciminiere svettanti verso il cielo. Non vi sembrano delle grandi sigarettone? Non c’è scritto sotto la fotografia dell’inceneritore che il fumo delle ciminiere ammazza la gente, ma è probabile che non ne venga fuori proprio aria pura di alta montagna. Se non fosse per questo, nessuno si sarebbe preso la briga di coniare il curioso termine di “termovalorizzatore” per definire un aggeggio il cui scopo principale non è certamente di termovalorizzare.

Il rapporto conflittuale che abbiamo con gli inceneritori somiglia molto a quello che abbiamo con le sigarette. In entrambi i casi abbiamo qualcosa che percepiamo come dannoso ma del quale non riusciamo a liberarci; Ci piace, apparentemente, scherzare col fuoco; tutto quello che brucia ci affascina. Nel caso delle sigarette, i danni alla salute non sono soltanto percepiti, sono accertati e noti a tutti. Nel caso degli inceneritori, c’è un dibattito in corso sull’entità dei rischi e se li si possano giudicare accettabili o no nel quadro generale dell’inquinamento atmosferico.

La vecchia generazione di inceneritori era, effettivamente, pericolosa per la salute, soprattutto per le emissioni di quei composti chiamati “diossine”. Ma, negli ultimi anni, gli inceneritori erano stati molto migliorati, abbattendo quasi completamente le emissioni di diossine. L’aggiunta dei sistemi di recupero del calore, per poco efficienti che fossero, era un ulteriore miglioramento e, di conseguenza, l’installazione di nuovi inceneritori era programmata in diverse regioni in Italia. Tuttavia, il giudizio sugli inceneritori dell’ultima generazione potrebbe dover cambiare sulla base di una serie di studi recenti sui danni alla salute dovuti alle emissioni di polveri ultrasottili (“nanopolveri”).

Che le polveri sottili, ovvero di diametro inferiore ai 10 millesimi di millimetro (PM10), fossero dannose, è noto da lungo tempo. Tuttavia, le norme esistenti si limitavano a stabilire dei limiti alla quantità emessa al di sotto di queste dimensioni. Viceversa, gli ultimi dati indicano che particelle molto piccole (“ultrafini” o “ultrasottili”) ovvero di dimensioni inferiori ai 2.5 millesimi (PM2.5) o anche più piccole, potrebbero essere molto più dannose per la salute di quanto non si ritenesse fino a poco tempo fa. La consapevolezza della gravità del problema sta soltanto oggi cominciando a diffondersi. In Italia, il dibattito ha avuto origine in gran parte dal lavoro di due ricercatori modenesi: Antonietta Gatti e suo marito, Stefano Montanari.

La storia comincia nel 1997, quando Antonietta Gatti, docente presso l’Università di Modena, riceve una telefonata da un collega che ha un problema. Il collega racconta che un suo paziente ha sviluppato dei granulomi molto gravi al fegato e ai reni e non si riesce a capirne le ragioni. Per trovare una risposta, Gatti usa un microscopio elettronico dell’ultima generazione per andare a esaminare direttamente i tessuti danneggiati del paziente. I risultati sono sorprendenti: il microscopio mostra che il fegato del paziente contiene particelle di silicato di alluminio; la comune porcellana. Sono particelle così piccole che le si possono vedere solo con il microscopio elettronico (“nanoparticelle”). Si riesce anche a scoprire da dove sono venute: il paziente si è letteralmente mangiato il suo impianto dentale mal realizzato, i cui detriti finissimi sono finiti nel suo fegato e nei suoi reni. Intorno a questi detriti si è formata un’infiammazione e da questa i granulomi. E’ una scoperta inaspettata che queste particelle, fatte di un materiale in teoria innocuo, abbiano avuto questi effetti devastanti. In altri casi, si è visto che le nanoparticelle riescono addirittura a penetrare la membrana cellulare e installarsi dentro la cellula arrivando a volte fino all’interno del nucleo.

Questa prima scoperta viene pubblicata da Antonietta Gatti e dai suoi collaboratori nella
rivista “Gastroenterology. Da li’, nasce tutto un nuovo filone di ricerca nel quale Antonietta Gatti coinvolge suo marito, Stefano Montanari, laureato in farmacia e consulente scientifico. Insieme, nel 2001 fondano l’istituto di ricerca “Nanodiagnostics.” Il microscopio elettronico esamina gli organi infiammati dei pazienti e mostra particelle di ogni tipo che appaiono come macchie brillanti sullo sfondo grigio dei tessuti. La capacità di analisi del microscopio mostra che queste particelle sono il risultato di processi industriali; si trovano metalli, ferro, cobalto, piombo, rame e molti altri, come pure zolfo, cloro fosforo ed altri elementi. Si trovano queste particelle anche su sostanze alimentari in commercio. E' difficile provare che queste particelle provengano da inceneritori, ma si può sospettare che in molti casi questa sia la loro origine.

Il successo più importante del lavoro di Montanari e Gatti è probabilmente il contributo alla studio del mistero della “sindrome dei Balcani”, termine con il quale si indicano una serie di sintomi diffusi fra i veterani delle recenti guerre. C’era chi aveva attribuito le malattie dei veterani alla radioattività o alla tossicità chimica dell’uranio impoverito utilizzato per i proiettili da parte delle forze NATO. Ma Gatti e Montanari dimostrano non c’è traccia di uranio nel corpo dei pazienti. Invece, nei tessuti danneggiati dei soldati malati si trovano in molti casi nanoparticelle derivate delle strutture colpite. L'uranio si usa come proiettile perché è piroforico e porta i bersagli che colpisce ad oltre 3000 gradi, facendoli evaporare in parte. I soldati avevano letteralmente respirato quello che avevano distrutto ed era questa la causa principale delle loro malattie. E’ un’illustrazione moderna dell’antico concetto evangelico che “chi di spada ferisce, di spada perisce”.

I risultati di Montanari e Gatti sono all’avanguardia ma non certamente isolati nel panorama della letteratura scientifica internazionale, dove una serie di studi si stanno accumulando sulla pericolosità delle nanopolveri (vedi bibliografia).
La Commissione Europea ha stimato recentemente che in tutta Europa almeno 350.000 decessi all’anno sono causati da polveri ultrafini (Thematic Strategy on Air Pollution (COM(2005) 446)). Sempre secondo la Commissione Europea, questo corrisponde a circa 8 mesi di vita in meno, in media, per ciascuno di noi. C’è ancora molta cautela sull’argomento, ma in Europa sta nascendo un movimento di scienziati che preme per spingere i politici a una legislazione molto più restrittiva sulla quantità di polveri ultrafini che si possono emettere nei processi industriali (vedi note).

Il concetto di tossicità delle nanoparticelle si sta progressivamente diffondendo dagli esperti al grande pubblico. In Italia, questa diffusione è stata opera soprattutto di Stefano Montanari che, con l’appoggio di Beppe Grillo, si è impegnato in una pubblica campagna contro gli inceneritori. Secondo Montanari, i nuovi inceneritori sono un obbiettivo primario nella lotta contro le nanoparticelle pericolose, non tanto perché le loro emissioni sono più pericolose di quelle di altri processi (traffico, industrie, ecc.) ma perché sono una tecnologia di cui si può fare a meno senza dover drasticamente cambiare il funzionamento dell’economia. La campagna di Montanari ha generato molta attenzione e ha fatto nascere un forte movimento di opinione contrario agli inceneritori. Ha però incontrato delle forti resistenze da almeno quattro gruppi diversi di persone.


- Politici. Tutto un sistema di legislazione, di prassi e di interessi economici ha creato dei binari sui quali si suppone che a un certo punto debba passare l’inceneritore; fermarlo è difficile, è come bloccare a mani nude un eurostar in corsa. Molti politici, anche se personalmente perplessi, si trovano in difficoltà a bloccare procedure ormai in corso da anni.

- Tecnici. Un buon numero di tecnici nei vari settori del trattamento rifiuti ritiene che gli inceneritori siano il miglior metodo disponibile per il trattamento dei rifiuti e che i danni alla salute causati dalle nanopolveri siano di piccola entità in confronto alle emissioni da altre sorgenti, come il traffico automobilistico o i riscaldamenti domestici.

- Lobbies. La costruzione di un impianto di incenerimento muove capitali non indifferenti e genera e sostiene posti di lavoro. Non dobbiamo pensare a oscuri figuri che tramano nell’ombra, ma è soltanto naturale che chi è interessato da questi movimenti tenda a fare lobby in favore dell’inceneritore.

- Pubblico. Una parte del pubblico ha un atteggiamento nei riguardi dei rifiuti che si può riassumere come “fateli sparire, non importa come”. Sono pochi quelli che si rendono conto che in realtà l’inceneritore da solo l'illusione di far sparire i rifiuti, ma in realtà ne aumenta la massa.


Queste posizioni pro-inceneritore hanno le loro ragioni e ci sarebbe spazio per un dibattito che, ragionevolmente, dovrebbe essere basato su una valutazione complessiva dei rischi e dei benefici degli inceneritori. Tuttavia, la discussione è rapidamente degenerata in uno scontro muro contro muro fra fautori e oppositori degli inceneritori, dove si è finito col perdere l’aggancio con i fatti per dedicarsi a uno sport assai diffuso in Italia, quello della polemica.

Come esempio della degenerazione del dibattito, vale la pena di leggere la risposta data dalla giunta provinciale di Firenze a una petizione anti-inceneritore dei cittadini (delibera N. 202 del 31/05/2006). Il testo della delibera recita: “le argomentazioni relative alle nanopatologie <..> trovano eco unicamente sui media non scientifici, restando invece prive di riscontro sulla letteratura scientifica”. La giunta non specifica su cosa abbia basato questa sua dichiarazione un tantino avventata, per non dir di peggio. Infatti, a una ricerca sulla letteratura scientifica internazionale, si trovano facilmente centinaia di riferimenti a lavori recenti sulla tossicità delle nanoparticelle.

Non risulta che i membri della giunta provinciale di Firenze abbiano particolari qualifiche scientifiche; può darsi pertanto che abbiano sentito dei loro consulenti che, però, forse non erano proprio i migliori sulla piazza se non sono stati nemmeno in grado di fare una ricerca bibliografica. Oppure, più semplicemente, non hanno chiesto ai loro consulenti di approfondire. La delibera stessa, infatti, dice che le argomentazioni dei cittadini sono state giudicate “così come presentate” il che indica che nessuno si è preso la briga di verificarne le basi scientifiche. Questo, del resto, appare chiaro quando leggiamo nella delibera che non c’è bisogno di “nessun ulteriore approfondimento scientifico” riguardo alla petizione. Così, la giunta provinciale di Firenze ha definito nella delibera il proprio piano di smaltimento rifiuti come “perfetto” (termine forse appena un zinzino esagerato) e ha approvato la costruzione di un nuovo inceneritore il 28 Luglio 2006.

E’ perfettamente lecito sostenere che non ci sono dati sufficienti per concludere che gli inceneritori fanno danni significativi alla salute umana. Tuttavia, se non altro perché ci va di mezzo la salute umana, la costruzione di un nuovo inceneritore è una decisione importante che dovrebbe essere presa sulla base di una seria valutazione dei dati disponibili. Se questa valutazione fosse stata fatta, ne sarebbe venuto fuori il crescente numero di studi sulla tossicità delle nanoparticelle e che non si può mettere a rischio la salute dei cittadini liquidando la faccenda in poche frasi, come nella delibera della giunta provinciale di Firenze.
Oltre alla salute dei cittadini, che è comunque una cosa primaria, l’approfondimento della questione inceneritori avrebbe portato a notare che esiste un movimento che mira a una legislazione molto più restrittiva dell’attuale nei riguardi delle emissioni ammesse. Se questo portasse a dei decreti specifici a livello nazionale o Europeo, questo metterebbe in difficoltà l’attuale generazione di inceneritori; i filtri esistenti sono abbastanza efficaci per le particelle grossolane, ma molto meno per le nanoparticelle (vedi note). Può darsi che nel futuro si riescano a sviluppare filtri per particelle molto fini più efficienti degli attuali, ma questo non è un problema di facile soluzione. Non c’è in vista, almeno per il momento, una “terza generazione” di inceneritori che potrebbe risolvere il problema nanopolveri così come l’ultima generazione di inceneritori aveva risolto in gran parte quello delle diossine. In queste condizioni, oltre a mettere a rischio la salute dei cittadini, si rischia di costruire un’altra cattedrale nel deserto come, purtroppo, ce ne sono ormai già troppe.

A queste argomentazioni, si controbatte spesso domandando, “Ma qual è l’alternativa all’inceneritore?” Qui possiamo subito dire che non esiste un alternativa se quello che intendiamo è qualcosa che faccia magicamente sparire i rifiuti, come gli inceneritori danno l’illusione di fare. In realtà, non abbiamo bisogno di alternative, abbiamo bisogno di soluzioni. Ovvero: cosa sarebbe giusto fare di questa immensa massa, sempre ingombrante, spesso puzzolente, a volte velenosa, che chiamiamo “rifiuti”?

Il problema rifiuti esiste da secoli nelle città, ma una volta era solo una questione di buone fognature. Oggi, abbiamo quantità di rifiuti immensamente superiori a quelle del passato e per questo motivo la riduzione di volumi che gli inceneritori fornivano sembrava un punto molto forte a loro favore. Ma le cose continuano a cambiare in un mondo in cui nulla sta fermo e dove le certezze di oggi diventano le superstizioni di domani. In questo rivolgimento continuo, la riduzione di volume dei rifiuti non è più il punto cruciale. Invece, potremmo trovarci fronte a due problemi molto più pressanti che potrebbero rendere gli inceneritori dei dinosauri ormai in via di estinzione.

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venerdì, 21 ottobre 2005

Con Ordinanza n. 1549 depositata oggi pomeriggio 20 ottobre 2005 il Tribunale Amministrativo di Catania (Presidente Dr. Zingales; Relatore dott.ssa Boscarino), ha n u o v a m e n t e sospeso la realizzazione dell'inceneritore e discarica nella Valle del Simeto.

Come si ricorderà,  una prima sospensione era stata già ordinata a Luglio, su ricorso del Comune. Questa però era una sospensione " i n t e r i n a le ", cioè provvisoria e concessa senza aver sentito le parti.

L'ordinanza di oggi è, invece, di grande importanza perché è stata concessa dal Tribunale dopo aver sentito le parti e cioé :
- la Presidenza della Regione, difesa dall'avvocatura dello Stato;
- la Sicilpower difesa da un pool di avvocati (uno di Catania, uno di Messina ed un professore del continente!).

Questa sospensiva é stata concessa su ricorso di Legambiente (Comitati civici), perché quello del Comune non é  stato trattato a causa del mancato deposito di un atto (!?!?)

Legambiente e i Comitati civici. difesi dagli avvocati Giuseppe Cicero, Nicola Giudice e Salvatore Asero, da soli, hanno " salvato", per ora (abbiamo da sempre sostenuto che la causa è lunga) la Valle del Simeto.

Il Tar ha nel contempo fissato l'udienza di merito, ma è prevedibile un appello al CGA da parte dei soccombenti!

Abbiamo il dovere di ricordare che comunque il prossimo 25 ottobre sarà discussa la domanda di sospensiva del Comune di Paternò (quella della dimenticanza!?!?!...) ma l'esito di questa discussione sarà scontato come mera conseguenza della vittoria giudiziaria ottenuta oggi da Legambiente e dai Comitati civici.

Ci corre l'obbligo di evidenziare che qualche giorno prima che si discutesse questa sospensiva, intercorreva una trattativa epistolare tra la Sicilpower e l'Avvocato del Comune.

E' vero che il sole... "nasce a Bronte", epperò....

Abbiamo da sempre sostenuto che questa non é una vicenda qualsiasi!
E' una lotta storica della città contro coloro i quali vogliono fare della Valle del Simeto la Valle dei Rifiuti (magari per le bucce del tanto promozionato Pistacchio brontese...).

Alla luce di questo ragionamento noi chiediamo al Sindaco di Paternò di rendere nota la lettera/proposta/ TRATTATIVA e di rassicurare qualche cittadino diffidente che ha letto (con malizia e sicuramente sbagliando) il mancato deposito di cui sopra come una specie di collaborazione alla proposta/trattativa della Sicilpower.

Noi, comunque pubblicheremo la lettera non appena ne saremo in possesso!

Nino Tomasello

www.paternonuova.it

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venerdì, 21 ottobre 2005

Per il curatore di Biancavilla allo specchio, www.biancavilla.splinder.com lente d'ingrandimento dei problemi dei paesi dell'Etna, e a tutti i suoi visitatori. (Dattiroli)

 

 

E’ scientificamente ed ampiamente dimostrato che gli inceneritori arrecano gravissimi danni alla salute, all’ambiente ed all’economia.

 

Gli inceneritori rappresenterebbero solo una soluzione ultima e disperata al problema rifiuti.

 

Che è un problema etico: una civiltà progredita DEVE saper affrontare il problema rifiuti senza “farsi del male”.

 

In questa direzione è la posizione della Comunità Europea e del Decreto Ronchi vigente in Italia.

 

Queste DISPOSIZIONI DI LEGGE (che spesso amministratori incapaci non fanno rispettare) prevedono in ordine di importanza, le seguenti azioni rispetto alla gestione dei rifiuti:

 

RIDUZIONE

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA E RICICLAGGIO

 

CONFERIMENTO IN DISCARICA

 

INCENERIMENTO

 

 

Come si vede, l’inceneritore è l’ultima delle opzioni e dove è stato realizzato ha portato gravi danni alla salute, all’economia ed all’ambiente, tant’è che molti stati del mondo (tra cui gli Stati Uniti, promotori degli inceneritori) o hanno abbandonato l’idea oppure hanno posizioni molto critiche rispetto agli impianti di incenerimento.

 

 

Ma allora perché in Italia vogliono ancora costruire inceneritori?

 

Perché è un business per qualcuno. Non ci sono altri motivi validi, chi li ha può sostenerli e noi siamo pronti a confutarli scientificamente.

 

La gestione dei rifiuti, in molte zone di Italia, è affidata ai CONSORZI di SMALTIMENTO RIFIUTI.

 

Molti di questi “apparati”, rispetto alla politica dei rifiuti e mal interpretando il Decreto Ronchi parlano, a modo loro, di quello che si chiama SISTEMA INTEGRATO o GESTIONE INTEGRATA.

 

Di che cosa si tratta?

 

I consorzi propongono (che non vuol dire applicano) la riduzione, la raccolta differenziata (magari con sistema porta a porta, il più funzionale), talvolta il riuso e alla fine di tutto, l’incenerimento del residuo tramite termovalorizzazione.

 

Ma se i Comuni del Consorzio (di qualsiasi consorzio) raggiungono una percentuale anche non elevata di raccolta differenziata, il restante rifiuto non è sufficiente a far funzionare un inceneritore da 200mila tonnellate all’anno (portata minima degli inecenritori di ultima generazione).

 

E se si farà un inceneritore, questo dovrà funzionare 24 ore su 24 ad alto regime.

 

Ma le cose possono spiegarsi facilmente: chi si rivolge al Consorzio per smaltire i rifiuti, se è comune consorziato paga una tariffa più bassa di chi non lo è.

 

E allora 1+1 fa 2: i Comuni consorziati faranno la raccolta differenziata e per far funzionare l’inceneritore si faranno arrivare i rifiuti da Comuni non consorziati che pagheranno molto di più per farseli incenerire!

 

Del resto, Napoli spedisce in Germania i propri rifiuti perché gli inceneritori tedeschi per funzionare hanno bisogno di combustibile che non reperiscono nel loro paese in quanto là funziona abbastanza bene il discorso della riduzione e del riciclaggio.

 

Così i cittadini dovranno fare i sacrifici della raccolta differenziata “porta a porta” e vicino a casa avranno un inceneritore di rifiuti che brucerà la spazzatura di altri, inquinando l’ambiente e arrecando danni gravissimi alla salute degli abitanti del posto.

 

Eppure c’è anche chi va a dire in giro che gli inceneritori non inquinano, che non emettono diossina, furani, ecc. ecc.

 

Sono tutte balle: lo dice il prof. Paul Connett, docente di chimica di una delle più importanti università degli Stati Uniti.

 

Connett afferma che il sistema di controllo delle emissioni degli inceneritori è del tutto inaffidabile, secondo i suoi studi condotti negli Stati Uniti (precursori degli inceneritori).

 

Primo: perché il controllo verrebbe fatto 1 o 2 volte all’anno (in quanto costosissimo), i tempi e i modi del controllo vengono programmati insieme ai gestori degli inceneritori (quindi è ovvio che quel giorno tutto funzionerà a meraviglia), ma soprattutto perché i controlli vengono fatti solo sui fumi emessi dal camino, mentre i rifiuti tossici rilasciati dall’inceneritore fuoriescono da altre parti e per una serie di altri processi.

 

Ad esempio il fatto che l’inceneritore debba produrre energia elettrica costringe all’inserimento di meccanismi che trattengono sostanze tossiche che saranno immesse nell’ambiente per altre strade (ad esempio le acque di scarico); c’è inoltre il discorso delle ceneri volanti che vengono coibentate e reimmesse nell’ambiente con un’alta tossicità e destinate a discariche speciali (che saranno predisposte ovviamente nel territorio dove c’è l’impianto e c’è infine il discorso dei metalli residui, tra cui il MERCURIO, che gli inceneritori reimmettono nell’ambiente con il rischio di gravissimi danni alla salute ed all’ambiente.

 

…E se fanno un inceneritore, ce lo teniamo per sempre!!!

 

 

Allora, se vi dicono che l’inceneritore è la soluzione al problema dei rifiuti: è una bugia.

 

Se vi dicono che l’inceneritore serve alla vostra zona: è una bugia.

 

Se vi dicono che l’inceneritore non inquina: è una bugia.

 

 

La verità è che la politica dei rifiuti deve puntare sulla riduzione, deve mettere in condizione i cittadini di fare la raccolta differenziata porta a porta chiedendo loro un sacrificio in fatto di impegno, ma deve anche ridurre la tassa sui rifiuti (che diventerebbe tariffa) ai cittadini che hanno dimostrato di praticarla!

 

I Consorzi dovrebbero pretendere la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata, in questo modo risparmierebbero e potrebbero obbligare i Comuni a diminuire la tassa sui rifiuti ai cittadini che hanno dimostrato di aver ridotto e differenziato i rifiuti.

 

Oppure si può OBBLIGARE alla raccolta differenziata, magari senza ridurre la tassa ai cittadini e poi fare un bell’inceneritore che accolga rifiuti da tutta Italia (o magari anche dall’estero).

 

Così ai cittadini rimarranno le stesse tasse, dovranno fare molti più sacrifici (perché la raccolta porta a porta li implica), avranno un ambiente malato, danni alla salute ed alle economia…

 

Ma qualche amministratore, statene sicuro, si arricchirà a dismisura…

 

Danilo Dattiroli,

presidente dell'Associazione "Progetto Ambiente" -  Tortona (AL)

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venerdì, 21 ottobre 2005

Ho il piacere di pubblicare, anche se con qualche giorno di ritardo, la testimonianza di Giorgio Zamboni, residente a Bolzano e blogger anche lui, attento visitatore del blog "La torre di Babele" curato dal giornalista del Tg1 Pino Scaccia.

Zamboni ha risposto al mio intervento pubblicato sul blog degli "amici della Torre" qualche settimana fa.

Caro Vincenzo,

Ti ringrazio per l’invito ad esprimere la mia opinione in merito al problema del termovalorizzatore. Innanzitutto mi presento. Sono Giorgio,  vivo a Bolzano ed in pochi anni raggiungerò le sessanta primavere il che non mi impedisce di sentirmi ancora giovane e di interessarmi dei problemi che ci affliggono come società. Ho letto con interesse il post su BlogFriends a proposito del termovalorizzatore perché il tema della salute legata alle condizioni ambientali mi è molto caro anche se non mi definisco un ecologista nel senso stretto della parola. Direi che sono uno che cerca di ragionare con obiettività, il che non vuol assolutamente dire che ci riesco sempre.

Penso che per affrontare il problema dobbiamo fare poche considerazioni preliminari.

  1. noi produciamo rifiuti
  2. i rifiuti devono essere eliminati
  3. dobbiamo farlo salvaguardando, per quanto possibile, la salute, l’ambiente e perché nò anche l’economia e l’immagine del territorio

Da noi a Bolzano l’inceneritore c’è da decenni e non è nemmeno molto lontano dalla città. Chi viene da sud lungo l’autostrada del Brennero se lo trova a meno di un km dall’uscita di Bolzano Sud. Si dice che presto, anche per la sua vetustà, dovrà essere rifatto con tecnologia ancora migliore. Questo impianto non ha mai dato adito a particolari preoccupazioni. Qui in Alto Adige il termine “schutz der Natur”(salvaguardia della natura) è molto usato, direi perfino abusato ed i sudtirolesi hanno uno spiccata propensione alle cose naturali; casa alimentazione, salute ecc.

E’ evidente che se fosse possibile far sparire i rifiuti con un tocco di bacchetta magica io sarei per questa soluzione ma questo non è possibile.

Negli ultimi quattro anni ho avuto modo, in diverse occasioni, di frequentare Lazio, Campania e Sicilia. Devo dire che spesso lo spettacolo che si presenta è davvero penoso. Mucchi di rifiuti abbandonati lungo le strade, cassonetti pieni ed immondizie accatastate nei loro pressi. Di sicuro io non ho sufficienti informazioni per esprimere un giudizio obiettivo sul problema ma è inevitabile che faccia delle considerazioni su ciò che vedo e che sento. Mi sembra di capire che la gente si preoccupi molto della possibile dannosità del termovalorizzatore sena curarsi minimamente della pericolosità delle immondizie lasciate o accatastate sotto il bellissimo e cocente sole che bacia la vostra terra.

Ho letto da qualche parte, non ricordo dove ma è possibile documentarsi, che un amministrazione locale è riuscita a trarre profitto da un simile impianto “vendendo” il calore generato dalla combustione. Si possono fare tante cose: produrre acqua calda, riscaldare appartamenti, produrre energia e, da una preventiva selezione del materiale, anche produrre compost, un fertilizzante naturale che non inquina come quelli chimici. Qui in Alto Adige ci sono paesi interi le cui case sono riscaldate da un impianto di teleriscaldamento alimentato con gli scarti di segheria.

Ribadisco di non essere certo che le mie considerazioni siano giuste o intelligenti ma non posso fare a meno di pormi una domanda a cui, evidentemente, altri devono dare risposte. E’ meglio avere un’emergenza rifiuti che si trascina per anni con un sicuro pericolo di focolai di infezione che minacciano la salute pubblica, odori nauseanti  ed un danno certo all’immagine di una delle più belle terre del mondo o un termovalorizzatore costruito con criteri moderni e tenuto sotto controllo dalla comunità? E ancora mi domando se sotto una situazione così incancrenita non ci siano interessi particolari.
Forse, e dico forse, non sempre il diavolo è così brutto come viene descritto.
Concludo augurando a te ed ai tuoi concittadini di trovare la migliore soluzione al problema e di poter tornare presto a godere della vostra ospitalità e gentilezza.

Giorgio Zamboni

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venerdì, 21 ottobre 2005

La Rete Regionale Siciliana “RIFIUTI ZERO” è contraria ad ogni forma di incenerimento, indipendentemente dalla tipologia di rifiuti incenerito e dalla capacità dell’impianto, perché gli inceneritori:

 

-  creano un rischio sanitario: molti degli inquinanti emessi come le diossine ed i furani sono composti cancerogeni ed altamente tossici. L’esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori all’apparato urinario ed ai polmoni. Il mercurio è dannoso per il sistema nervoso centrale ed è riconosciuto come possibile cancerogeno. Esiste un consistente numero di studi epidemiologici in materia, facilmente rintracciabili sulle riviste medico-scientifiche;

 

- creano un rischio ambientale. Le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via diretta od indiretta inquinano l’aria, il suolo, le falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare ma non ad abbattere completamente le dispersioni atmosferiche, molto spesso gli stessi  inquinanti si ritrovano rilasciati in forma solida. Inoltre, la natura della maggior parte degli inquinanti  emessi (basta ricordarsi che sono stati 250 elementi circa), è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione e la loro caratteristica di resistenza alla degradazione ne determina un progressivo accumulo nell’ambiente;

 

- non servono a risolvere le emergenze. La costruzione di un inceneritore (checché ne dicano gli “interessati” in materia) richiede diversi anni di lavoro (non meno da 3  a 6 anni) e pertanto non può essere sinceramente considerato una soluzione all’emergenza rifiuti. Quindi, i motivi che spingono gli “inceneritoristi” alla costruzione di questi opifici, vanno ricercati in tutt’altro campo (contributi da parte dello Stato, contributi Cip 6 o “certificati verdi”);

 

- disincentivano la raccolta differenziata. In Sicilia siamo fermi ad un “misero” 6%, una percentuale irrisoria la cui crescita è fortemente osteggiata da chi, nei fatti, ostacola il decollo della raccolta differenziata spinta cosiddetta “porta a porta”. E’ chiaro che gli inceneritori sono costruiti per incenerire più rifiuti possibili, compreso il “tal quale”. Se non ci sarà una forte controtendenza in materia di rifiuti, è chiaro che la raccolta differenziata verrà  completamente snobbata  e disincentivata, a scapito del recupero, riuso, riciclo del “materiale ancora recuperabile”;

 

- non eliminano il problema delle discariche. “In natura nulla si crea e nulla si distrugge”. Questo sta a dimostrare che una tonnellata di rifiuti incenerita produce circa 300 kg di scorie pesanti e 30 kg circa di ceneri leggere,  elementi molto inquinanti che devono essere smaltiti in discariche per rifiuti speciali, la cui gestione è più costosa e pericolosa.

 

- non creano occupazione. La costruzione e la gestione di un impianto di incenerimento occupa un personale  nettamente numericamente inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private. Basta dare uno sguardo in quelle zone dove viene coerentemente applicata la raccolta differenziata spinta, cosiddetta “porta a porta”: il Consorzio Priula Treviso 2 ha raggiunto delle quote di raccolta differenziata dell’80%. Villanova d’Asti è riuscita a raggiungere il 60% di raccolta differenziata in due anni. La città di asti non è stata da meno, così come tanti altri comuni che hanno creduto nella raccolta differenziata.  La Rete

 

Regionale Siciliana “RIFIUTI  ZERO” è convinta, dati alla mano, che in questi Comuni l’occupazione è aumentata se paragonata alla manodopera impiegata negli inceneritori.

 

La stessa Rete è fortemente contraria all’attuale Piano Rifiuti siciliano e in particolare alla collocazione di  un inceneritore che brucerà 828 tonnellate di rifiuti al giorno  (in larga misura indifferenziati); e in una zona ricca di insediamenti agricoli e zootecnici, come quella di Casteltermini e la collocazione di una megadiscarica  sul territorio di Aragona, che andrebbe ad abbancare i rifiuti prodotti da 92 comuni.

 

La Rete regionale siciliana “Rifiuti Zero” fa propria la tesi dello scienziato professor Paul Connett e  ribadisce che si  che si tratta di un  progetto estremamente pericoloso per vari motivi:

 

a causa dell’impatto sanitario sulle popolazioni inevitabilmente esposte, direttamente e soprattutto indirettamente (tramite la catena alimentare), all’azione tossica di alcune tra le molecole più pericolose mai prodotte da tecnologie umane: diossine, furani, PCB, metalli pesanti (in particolare cadmio e mercurio);

 

a causa dell’impatto sull’ambiente e in particolare sull’agricoltura e sulla zootecnia locali, che ne usciranno distrutte, ma anche sulle falde idriche e quindi , in ultima analisi, sull’ambiente marino e sulla fauna ittica;

 

a causa dell’impatto economico per l’intera regione di un piano che rischia di danneggiare in modo definitivo (le suddette molecole essendo inquinanti organici persistenti che si accumulano per decenni nell’ambiente e nei tessuti degli organismi viventi) l’agricoltura, la zootecnia, la pesca, l’itticoltura, la molluschicoltura e il turismo, ma soprattutto la salute di decine di migliaia di cittadine e cittadini siciliani e in particolare delle generazioni future, visto che tali sostanze, cancerogene e teratogene – in grado cioè di causare l’insorgenza di tumori e di produrre gravi malformazioni in embrioni e feti – si concentrano ed accumulano nel latte materno e nei tessuti ed organi dei nascituri.

 

In estrema sintesi, quindi,  concordando inponeo con quanto sostenuto dal prof. Connett, l’attuale Piano Rifiuti siciliano è insostenibile e incompatibile con lo sviluppo di questa regione ed avrebbe un impatto economico e sociale (occupazionale), ambientale e sanitario potenzialmente catastrofico; mentre esistono alternative di corretto processamento dei rifiuti (ma sarebbe più corretto parlare di materiali post-consumo), estremamente vantaggiose sul piano economico, sociale (occupazionale!) ambientale e sanitario,  facilmente attuabili anche in Sicilia, così come meglio specificato all’inizio della presente nota.

Franco Cipolla

Referente Rete Regionale Siciliana "Rifiuti Zero"

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venerdì, 21 ottobre 2005
Il Clero del XII vicariato per la raccolta differenziata....
In attesa di pubblicare il documento integrale approvato dai Sacerdoti
del XII Vicariato(Paternò- Ragalna) pubblichiamo il dispositivo
conclusivo del documento
.....
Per tutte queste ragioni noi oggi diciamo No alla realizzazione di tale Piano(Piano dei Rifiuti proposto dal commissario Cuffaro-ndr) perché come ricordato dal clero di Aragona-Favara-Comitini nel loro intervento:<il solo dubbio che il sistema previsto dal Piano gestione dei rifiuti in Sicilia,(che prevede l'impianto di Contrada Cannizzola-ndr) possa provocare male alla salute, rende illecita ed immorale la realizzazione>
Proponiamo
1) Iniziative concrete atte a fornire l'educazione alla qualità e stili di vita nuova.
2) Educare al rispetto dell'ambiente.
3)Promuovere una politica ambientale per lo sviluppo sostenibile.
4)Promuovere forme di turismo eco-ambientale
5)Promuovere ed attuare la Raccolta differenziata, poichè con la materia riciclata ci sarebbero ricavi per i Comuni, creazione di posti di lavoro, e quindi vantaggi non solo per pochi ma per tutta la comuinità.
6) Contratto che assicuri ai danneggiati(agricoltori, imprenditori, cittadini) un rimborso economico pari al danno provocato.
7) Infine proponiamo che la rivisitazione del Piano, la scelta dei siti, non sia lasciata all'iniziativa privata, ma alla saggezza  dell'Autorità pubblica meglio motivata ed interessata al bene comune.
 
I sacerdoti del XII vicariato diocesano
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giovedì, 29 settembre 2005

Giudizio rinviato al prossimo 11 ottobre per l'assenza (causa malattia) del magistrato, incaricato di rappresentare, nella veste di relatore, il Comune di Paternò. Si è conclusa, così, ieri mattina, l'udienza alla prima sezione del Tar di Catania, con all'ordine del giorno l'argomento termovalorizzatore. Un appuntamento cui erano presenti anche numerosi aderenti ai comitati civici paternesi, che hanno inscenato un sit-in davanti al Tribunale. Per conoscere la decisione dei magistrati del Tribunale amministrativo, che dovranno decidere se confermare o rigettare l'attuale sospensiva dei provvedimenti impugnati, contro l'ordinanza del commissario per l'emergenza rifiuti, Salvatore Cuffaro, si dovrà aspettare ancora qualche settimana.
Se nella sentenza il Tar confermerà la sospensiva, la situazione rimarrà invariata; se, invece, i giudici del Tribunale amministrativo regionale decideranno di interrompere gli effetti della sospensiva, dando, quindi, ragione alla SiciliPower (ditta capofila della cordata di aziende incaricate di eseguire i lavori in contrada Cannizzola), gli interventi riprenderanno dove si erano fermati lo scorso luglio, e cioè alla realizzazione della discarica, annessa al megaimpianto per l'incenerimento dei rifiuti.
Qualunque sarà la decisione, conferma o interruzione del provvedimento cautelare, è comunque, già certo, che le parti contendenti (Comune di Paternò e Legambiente da una parte, SicilPower dall'altra), ricorreranno in appello davanti al Cga, per poter ribaltare la sentenza del Tar. E' scontato, infatti, che le parti non si fermeranno al primo grado di giudizio. Per conoscere, poi, il verdetto del Cga, non dovrebbero essere lunghi i tempi d'attesa. Entro novembre, anche il Consiglio di giustizia amministrativa dirà la propria.

Mary Sottile - La Sicilia

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lunedì, 26 settembre 2005

Pubblico la nota che l'onorevole Giovanni Barbagallo, capogruppo della Margherita - DL, ha inviato a Biancavilla allo specchio. Ringrazio l'on. Bargallo, deputato regionale, per la sua attenzione riservata a Biancavilla allo specchio.

«Mentre l’Assemblea Regionale Siciliana discuteva e prima ancora che si pronunciasse con un proprio voto, il presidente della Regione Salvatore Cuffaro (commissario straordinario per la gestione dei rifiuti) firmava i contratti autorizzando l’inizio dei lavori per la realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia”. Scrive in una nota inviata agli Organi di stampa e a Biancavilla allo specchio, blog su Biancavilla(CT), l’on. Giovanni Barbagallo, capogruppo della Margherita-DL. «Il problema dello smaltimento dei rifiuti è reale – aggiunge – ma non è stato possibile valutare altre alternative, né modificare i siti ritenuti inidonei. Gli inceneritori devono essere costruiti nonostante le proteste dei cittadini e il voto contrario espresso dai consigli comunali delle località interessate».

Il capogruppo della Margherita-DL rileva inoltre che «la costruzione dei termovalorizzatori sta andando avanti, purtroppo, anche a dispetto di qualsiasi legittimo dubbio in ordine agli effetti prodotti sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Non condividiamo questo modo di concepire la democrazia e le istituzioni. Ci auguriamo – conclude Barbagallo – che si possa ancora trovare la possibilità di incidere su un processo decisionale assolutamente verticistico e poco rispettoso dei cittadini e delle istituzioni».

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categoria:on giovanni barbagallo
lunedì, 26 settembre 2005

Pubblico un estratto del documento firmato da Legambiente. Nei giorni scorsi Biancavilla allo specchio ha contattato la sezione regionale dell'associazione ambientalista e subito ha trovato riscontro nella persona del vice presidente Vincenzo Parisi. E' questo il testo integrale inviato a diversi organi istituzionali con la disapprovazione della scelta di Cuffaro alla realizzazione del termovalorizzatore nella Valle del Simeto.

Elementi che portano a dire NO al termovalorizzatore di contrada Cannizzola a Paternò

1)      Lo studio di Impatto Ambientale non è stato redatto in conformità alla normativa comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale né risponde ai criteri dettati dalla normativa statale;

2)      La sintesi non tecnica è eccessivamente ed inaccettabilmente succinta, tanto da non fornire gli indispensabili dati per comprendere quale dimensione, in senso lato, abbia il progetto e quali possano essere gli impatti sull’ambiente, sulla salute delle popolazioni, sull’economia. Mancano totalmente i dati relativi ai consumi delle risorse, alla quantità di rifiuti in entrata, di quelli selezionati e destinati all’incenerimento o alla discarica, delle ceneri pericolose, dei rifiuti prodotti nella fase di cantiere e di esercizio, ecc.;

3)      Il progetto scaturisce dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato con ordinanza n. 1166 del 18.12.2002 dal Commissario per l’emergenza rifiuti in Sicilia. Il Piano, ed i successi provvedimenti, hanno affidato – a valle della raccolta differenziata - la gestione di rifiuti urbani prodotti in Sicilia (circa 2.500.000 t/anno) a 4 Associazioni Temporanee d’Impresa (A.T.I.), selezionate tramite avviso pubblico, che realizzeranno 4 nuovi inceneritori dove smaltire i suddetti rifiuti dopo la separazione della frazione organica e dei metalli. Le A.T.I.  inoltre realizzeranno, ciascuna negli Ambiti Territoriali Ottimali di riferimento, le stazioni di trasferenza, gli impianti di separazione secco/umido, le discariche per i rifiuti speciali e le ceneri derivanti dall’attività di incenerimento e le discariche per la frazioni umida stabilizzata. Gli inceneritori da realizzare sono ubicati nei comuni di Augusta (SR), Paternò (Catania), Bellolampo (PA) e Casteltermini (AG).

4)      Nessuna comunicazione, avviso o informazione, è stata fornita ai cittadini siciliani su ciò che il Commissario Straordinario ha progettato, programmato e realizzato con il Piano per la Gestione dei Rifiuti e ciò nonostante lo stesso Piano dedichi l’intero capito 21 alla necessità di informare correttamente il pubblico e istituisca il “Piano della Comunicazione” il cui obiettivo avrebbe dovuto essere quello della determinazione del consenso sociale e la condivisione delle azioni attuative. Alla luce delle fortissime proteste delle amministrazioni locali e delle popolazioni, bisogna prendere atto che il “Piano delle Comunicazione” non solo non è mai stato avviato ma che la struttura Commissariale non ha neppure tentato di interloquire con i cittadini e le associazioni ambientaliste;

5)      Per la violazione delle relative norme la scrivente associazione ha pendente presso il Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo un ricorso per l’annullamento dell’ordinanza n. 333 del 02.05.2003 con la quale il Commissario straordinario identifica il numero ed i siti per la localizzazione delle stazioni di trasferenza, degli impianti per il trattamento della frazione residuale e di quelli per la termovalorizzazione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati e sono delimitati gli ambiti ottimali. Gli stessi motivi dell’impugnativa, in fatto e in diritto, riproponiamo qui integralmente come ulteriori osservazioni al progetto ed accludiamo copia del citato ricorso;

6)      L’approvazione del Piano di Gestioni Rifiuti da parte del Commissario Straordinario, come fatto rilevare dalla mozione presentata il 04.03.04 da 28 deputati all’Assemblea Regionale Siciliana per chiederne la revoca, è illegittima poiché di esclusiva competenza  degli organi legislativi e non del Commissario;

7)       Lo stesso profilo di illegittimità viene segnalato nell’interrogazione presentata da 7 Senatori della Repubblica al Sig. Ministro dell’Ambiente ed al Sig. Ministro dell’Ambiente;

8)       Con delibera del 31.07.2003 il Consiglio Comunale di Paternò pone numerose condizioni, chiede l’acquisizione di diversi e qualificati pareri e consensi, sollecitata il pieno coinvolgimento dell’ente Comune e della collettività nell’esame del progetto, propone  approfondimenti, misure di tutela e garanzia, partecipazione popolare attraverso un forum, ecc.;

9)      A partire dal novembre 2003 si sono svolte a Paternò numerose manifestazioni ed iniziative popolari in opposizione al progetto;

10)  Con delibera n. 132 del 20.11.2003 il Consiglio Comunale di Paternò ha votato un ordine del giorno con il quale respinge la realizzazione delle opere;

11)  Il progetto in realtà non presenta alcuna alternativa progettuale all’incenerimento, limitandosi ad affermare che esso è conseguente alla pianificazione siciliana. Le vere alternative all’inceneritore, e cioè una seria riduzione della produzione dei rifiuti ed una efficace raccolta differenziata indirizzata anche alla separazione domestica della frazione umida ai fini della produzione di compost di buona qualità, non sono prese in considerazione nonostante fossero tutte misure indicate dal Piano degli Interventi per l’emergenza Rifiuti (PIER) approvato nel 2000;

12)  La scelta del sito (e di tutti i siti) non è stata fatta dalla struttura Commissariale sulla base di precisi criteri di strategicità, economicità, basso impatto, posizione baricentrica con le aree metropolitane, distanza dai centri abitati e dalle aree agricole di pregio, siti SIC, ZPS, aree archeologiche, vie di comunicazione, ecc. Infatti, lo stesso avviso pubblico per la selezione delle aziende a cui affidare lo smaltimento, poneva come condizione che le ditte avessero “siti idonei”, ovvero impianti industriali propri o di cui abbiano la disponibilità gestionale, esistenti nel territorio della Regione Sicilia, ivi compresi quelli per la produzione di energia elettrica, in sostituzione totale o parziale di combustibili ora impiegati. Si è così precostituita una scelta degli operatori e si è lasciata loro la facoltà di scegliere il sito più vantaggioso per l’azienda piuttosto che più idoneo sotto il profilo ambientale ed il costo a carico dell’utenza. Altra conseguenza di tale procedura è il fatto che i rifiuti viaggeranno da un capo all’altro della Sicilia con l’irrazionale conferimento, per esempio,  di quelli di Catania, Ragusa ed Enna all’impianto di Augusta (Siracusa) e di quelli di Messina a Paternò (Catania);

 

 

13)  Non risultano pertanto esposti i criteri che hanno determinato la scelta del sito, la loro configurazione modulare, prescelta su precisa base analitica. Manca una scheda parametrica dei dati necessari per la esecuzione di un’analisi dei dati territoriali, delle valenze naturalistiche, delle valenze culturali, dei dati fisici. Manca ogni riferimento ai rapporti tra studi territoriali effettuati e soluzioni progettuali adottate, nonché il quadro di riferimento ambientale, i livelli di qualità preesistenti all’intervento, la stima qualitativa e quantitativa degli impatti indotti dall’intervento sull’ambiente e, quindi, la individuazione e la caratterizzazione delle componenti e dei fattori ambientali ed antropici interessati;

 

 

14)   Le opere sono state inopinatamente localizzate all’interno del Sito di importanza comunitaria “Contrada Valanghe”, volto alla tutela paesistica e naturalistica degli ambienti naturali steppici, e si trovano a poche centinaia di metri dal Sito di importanza comunitaria “Pietralunga”, volto alla tutela degli ambienti idrofili di un tratto del fiume Simeto;

 

 

15)  Le aree calanchive che caratterizzano le zone destinata agli impianti possono comportare, in presenza di eventi pluviali intensi, il rischio che le aree con presenza di rifiuti o ceneri siano allagate e che le sostanze chimiche o organiche presenti raggiungano il fiume Simeto e le falde. Analogo rischio può derivare dalle eventuali piene del fiume Simeto che potrebbero raggiungere le aree degli impianti di trattamento poste sulla medesima quota altimetrica della ripa; né sarebbe possibile realizzare ulteriori arginatura senza distruggere o alterare la vegetazione ripale, in quel tratto particolarmente pregevole;

 

 

16)  Del tutto inadeguate appaino le valutazioni relative alle esondazioni del fiume Simeto e le interferenze  prodotte sul deflusso del torrente Cannizzola;

 

 

17)  La sintesi sostiene che “l’incidenza negativa prodotta sulla componente naturalistica presente sul territorio del SIC sia di livello non significativo, in quanto la superficie interessata risulta minima rispetto a quella totale e in buona parte è già attualmente compromessa dalle attività industriali presenti sul posto”. Ciò è solo un’opinione e con la stessa imperturbabilità si potrebbe sostenere che l’incidenza sarebbe invece devastante. Una risposta seria può e deve venire dall’indispensabile ed obbligatoria valutazione d’incidenza;

 

 

18)  Ai fini della prevenzione del rischio dissesti, appare del tutto improvvida la scelta di depositare sullo stesso sito circa 1.800.000 m3 di materiale di risulta dalle operazioni di scavo della discarica;

19)  Assolutamente inidonea da un punto di vista urbanistico e ambientale appare la localizzazione anche con riferimento alla rete di comunicazione esistente. I numerosi mezzi di trasporto provenienti ogni giorno dai centri di trasferenza di Patti, Messina e Calatabiano e dai comuni di larga parte della Provincia di Catania, interesseranno soprattutto la SS. 121, la quale è già particolarmente congestionata e pericolosa; gli stessi mezzi inoltre dovranno percorrere almeno cinque-sei chilometri di strade secondarie per raggiungere il sito, interferendo con le attività agricole e gravando sulla manuntenzione della rete stradale provinciale e comunale.

 

 

20)   Manca una relazione geologica  conforme alle prescrizioni di cui all’art.27 del D.P.R. 554/1999, soprattutto con riferimento alla definizione del “livello di pericolosità geologica” e del comportamento del suolo in assenza ed in presenza dell’opera. Quest’ultimo aspetto, di notevole importanza data la sismicità del sito e l’incidenza degli interventi sul suolo e nel  sottosuolo (parte delle opere attingono profondità dal piano di campagna di oltre 20.00 m e si elevano dal piano di campagna fino a 80.00 m per il camino), non è stato trattato nonostante la precisa prescrizione normativa;

 

 

21)   Gli aspetti sismici sono stati del tutto ignorati mentre l’elevata sismicità dell’area del comune di Paternò richiede invece indispensabili approfondimenti sui caratteri, localizzazione e potenziale sismico delle principali  strutture sismogenetiche potenzialmente interferenti con l’area interessata all’insediamento. Dai dati dello studio non è possibile stimare gli effetti attesi al suolo in assenza di un indagine geognostica ed in particolare  geofisica volta a determinare i parametri sismici e geotecnici dei terreni fondali tecnicamente significativi in funzione dell’opera in progetto e quindi non è possibile valutare una plausibile  risposta attesa;

 

 

22)  Viene sottostimato l’impatto olfattivo, secondo intensità e areale d’incidenza, delle sostanze odorigine rilasciate sia nelle fase di movimentazione che di selezione, stabilizzazione,  incenerimento e deposito in discarica di ceneri scorie e rifiuti. Picchi, persistenza e superamenti sono considerati “modesti disturbi” ;

23)  L’elevato impatto acustico viene minimizzato sostenendo che non vi sarebbero “ricettori sensibili” nelle vicinanze. Va invece preso in seria considerazione il disturbo che l’inquinamento sonoro provocherà anche sulla fauna presente nel SIC;

24)  La descrizione dell’inceneritore è estremamente generica e tale da non consentire al lettore di capire se esso è idoneo allo scopo e rispondente alle migliori tecnologie disponibili (così come indicato dalla UE). Non viene neppure indicato se per ogni linea è previsto il bruciatore di riserva da utilizzare nel caso di avvio o di malfunzionamento. In ogni caso la scelta del tipo di inceneritore (a griglia mobile) sembra rispondere esclusivamente a motivi di carattere economico essendo stato del tutto escluso il tipo a plasma o quello a gassificazione (quest’ultimo – a nostro parere - perché richiederebbe che i rifiuti siano molto meglio selezionati di quanto ci si propone con il presente progetto). Le alternative di sistema considerate sono risibili ed il confronto non si è basato, come avrebbe dovuto, sul minore impatto ambientale conseguibile;

25)  La stessa cosa vale per gli impianti di selezione: a) insufficiente valutazione delle alternative di progetto; b) è stato scelto il sistema che fornisce meno garanzie di selezione ed eliminazione delle componenti pericolose del rifiuto ma produce una carica con potere calorifico più elevato (per questo motivo viene esclusa la tecnica dei bio-cubi che prevede la separazione a valle della fase di digestione aerobica);

26)  Della frazione secca compattata non si forniscono dati qualitativi né si assicura la rispondenza alle norme di legge vigenti. Gioverà ricordare che nella regione Campania le eco-balle sono oggetto di inchieste giudiziarie e che il Presidente della Commissione d’indagine sul ciclo dei rifiuti, On. Paolo Russo, ha recentemente dichiarato che nutre forti dubbi sulla possibilità che questo rifiuto sia idoneo per l’incenerimento;

27)  La destinazione del percolato recuperato dalla discarica non viene precisata e, alla luce della carenza di impianti di idonei impianti di depurazione nella regione Sicilia, il dimensionamento dei serbatoi di raccolta nel sito – con un’autonomia di appena 12 giorni in periodi di non eccessiva piovosità – si dimostra largamente insufficiente;

28)  Il volume di traffico indicato (94 transiti giornalieri inclusi i 40 del personale - 188 tra entrata ed uscita) è palesemente sottostimato in relazione ai flussi in ingresso previsti alla capacità d’incenerimento giornaliera (1.300 t/giorno di rifiuti a cui bisogna aggiungere ceneri e scorie per un ulteriore 30% in peso). Se tutti i mezzi avessero una portata di 20 tonnellate ne occorrerebbero almeno 100 (200 tra entrata ed uscita) e, ovviamente, i 40 per il personale. Tale flusso di traffico pesante avrebbe effetti gravissimi sulla già precaria circolazione delle strutture viarie interessate;

29)  Nessuno studio viene fatto sulle eventuali modifiche che la realizzazione dell’impianto potrebbe indurre sul microclima dell’area vasta, sulle aree naturalistiche, sul fiume Simeto, sulla città di Paternò e sulle colture agricole e biologiche specializzate;

30)  Non viene prospettato alcun scenario di rischio in conseguenza della realizzazione dell’intervento e della gestione degli impianti. In particolare non è stato esaminato nessuno dei possibili eventi accidentali come l’incendio delle discariche, l’emissione di nube tossica, la fuga di ammoniaca, l’esplosione delle caldaie e/o della turbina, l’incendio dei depositi delle sostanze chimiche, lo sversamento di prodotti chimici durante la fase di trasporto o di carica all’impianto, la formazioni di emissioni ad elevata concentrazione di diossine per il malfunzionamento delle camere di combustione, l’allagamento del sito e dei relativi impianti di stoccaggio, trattamento ed incenerimento, ecc.;

31)  Non è stato previsto un piano di sicurezza interno ed esterno;

32)  Manca una descrizione del progetto e la relativa valutazione degli impatti che comporterà la realizzazione delle connessioni per l’immissione in rete dell’energia elettrica prodotta;

33)  Non è stato prodotto lo studio relativo al detrimento sanitario alla popolazione derivante dall’esposizione ai prodotti del processo di incenerimento. L’affermazione che “Non si ritiene quindi che la realizzazione e l’entrata in funzione del termovalorizzatore possa determinare effetti sulla popolazione residente nell’area, malgrado l’estrema sensibilità della zona e le situazioni di attenzione già riscontrate e descritte nel quadro di riferimento ambientale” rivela un atteggiamento di preoccupante superficialità ed è del tutto priva di fondamento poiché contraddice non solo la univoca e copiosa letteratura medico-scientifica sull’argomento ma soprattutto ignora i risultati delle indagini epidemiologiche condotte sulle popolazioni residenti nelle aree interessate da impianti di incenerimento attivati nel periodo antecedente gli anni novanta.

 

La scrivente associazione, alla luce delle osservazioni di cui sopra, nella convinzione di aver dimostrato l’inutilità dell’opera proposta ed i gravi ed irreparabili guasti che essa produrrebbe sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni, ritenendo inoltre che lo studio di impatto ambientale presenti gravi ed incolmabili lacune, chiede alla Commissione che vengano esaminate attentamente tutte le questioni qui evidenziate - esprimendosi singolarmente su di esse - pronunciando al termine parere negativo. Chiede già fin d’ora copia del giudizio di compatibilità ambientale che sarà rilasciato dichiarandosi disponibile al pagamento delle spese di fotoriproduzione e spedizione. Con riserva di produrre ulteriori osservazioni qualora necessario.

 

Per Legambiente Sicilia

Enzo Parisi

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:42 | Permalink | commenti
categoria:le proposte di legambiente
sabato, 24 settembre 2005

Hanno incontrato nello scorso mese di luglio il sindaco di Biancavilla, prof. Mario Cantarella, i Comitati civici di Paternò che si sono schierati contro il termovalorizzatore in contrada Cannizzola. Ad avere un colloquio con Cantarella sono stati Nicola Bertolo, Alfredo Nicotra e Nino Tomasello. Si è affrontato il discorso legato all'emergenza salute nel territorio simetino.

I componenti dei comitati civici hanno riscontranto sensibilità e disponibilità da parte del sindaco Cantarella nello studio di comune iniziative da mettere in campo per contrastare la concezione secondo la quale la Valle del Simeto dovrebbe diventare la Valle dei rifiuti, speciali e non!

(Dal sito di Paternò Nuova)

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sabato, 24 settembre 2005

Si può provare con dati scientifici alla mano, che a Giugliano,Quagliano e Villaricca (NA) si muore di discarica, alcuni dati raccolti negli ultimi quindici anni evidenziano che in queste zone della Campania i decessi per cancro sono più frequenti che nelle altre province italiane.Lo dimostra una indagine durata oltre un anno e mezzo,pubblicata su "Epidemiologia e prevenzione" e rilanciata su "lanuovaecologia.it", quotidiano online di legambiente.
Secondo questa ricerca,frutto di un progetto che che ha coinvolto ISS,Cnr,Enea,Legambiente,Arpa,Università e Osservatorio epidemiologico regionale campano, nel triangolo ove insistono le succitate tre cittadine la mortalità per cancro è risultata significativamente accresciuta rispetto alla media nazionale,soprattutto per i tumori maligni del polmone,pleura, laringe,vescica, fegato ed encefalo.E anche i numeri di malattie circolatorie e diabete sembrano significativamente più alti rispetto alle altre regioni.

Domenico Arcoria

dal sito Paternò Nuova www.paternesi.com

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sabato, 24 settembre 2005

Sarà trattata martedì 27 settembre dal TAR di Catania la questione dei Termovalorizzatori di Augusta e di Paternò.

I Comitati civici di Paternò organizzano un Sit in per richiamare l'attenzione della pubblica opinione sulla questione. Il Comitato civico di Biancavilla desidera partecipare quindi tutti i componenti e non sono invitati a partecipare.

NO AL TERMOVALORIZZATORE!

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sabato, 24 settembre 2005

L'avvocato Turi Liotta ha aperto ufficialemente la nuova sezione "La voce dei biancavillesi" realizzata all'interno del blog internet Biancavilla allo specchio. Liotta è uno dei politici che da subito si è schiarato contro la realizzazione del termovalorizzatore in contrada Cannizzola a Paternò.

Riportiamo a seguire una parte del suo articolo che è stato già pubblicato in home su Biancavilla allo specchio www.biancavilla.splinder.com

Questa è la stagione della politica del territorio: favorito, certamente, dalla ripartizione del collegio elettorale che accorpa diversi comuni che si scoprono ( o meglio si riscoprono) “uguali” nelle esigenze e comprendono che “insieme” c’è maggiore possibilità di sviluppo e di crescita, si fa strada con sempre maggiore vigore una sensibilità “comune” anche ai cittadini ed alle comunità intere.

Così andrebbero affrontati insieme temi quali Sanità, Trasporti, Strutture Sportive, Culturali e Turistiche mentre il chiudersi  nella politica “del campanile” è, oltre che fuori dal tempo,  estremamente miope e pericolosa; innegabilmente in questo nuovo contesto acquista importanza centrale la sempre maggiore attenzione ai temi d’interesse generale quale la gestione del territorio e della salute, oltre che dello sviluppo economico.

La vicenda del termovalorizzatore è emblematica di quello che sta avvenendo nelle nostre comunità e verso dove può portarci la politica se non è aiutata, temperata e guidata dalla partecipazione della gente.

(continua su...Biancavilla allo specchio>>>)

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sabato, 24 settembre 2005

Quella appena iniziata è la settimana decisiva. Ancora pochi giorni (data ultima, annunciata, venerdì 30 settembre) e si saprà il futuro del sistema rifiuti in Sicilia. Tre gli appuntamenti indicati come determinanti, il primo dei quali si è già tenuto a Palermo, alla quarta commissione ambiente e territorio dell'Ars, incaricata dal commissario per l'emergenza rifiuti, Totò Cuffaro, di raccogliere elementi per tentare di sciogliere i nodi dell'intricata matassa, rappresentata dal Piano regionale rifiuti. Un piano al momento bloccato, sul quale peserà il responso della quarta commissione, impegnata in questi giorni in una serie di incontri.
Tra gli appuntamenti della quarta commissione, figura quello con le associazioni ambientaliste (Legambiente, Italia Nostra, Wwf e Gre) e con i comitati civici nati nei comuni dell'isola, dove dovrebbero essere costruiti i quattro termovalorizzatori (Paternò, Bellolampo, Augusta, Castel Termini) e le discariche. Un'audizione, importante, per la quale, proprio i comitati non si sono fatti trovare impreparati, presentandosi all'appuntamento con fasci di documentazioni e ben sette esperti. Sette professionisti, rappresentanti del mondo universitario, dell'Arpa, dell'Asl di Trapani, per finire con il presidente del centro oncologico di Genova, Federico Valerio. Proprio Valerio, nel corso della sua audizione ha perorato la causa del no alla termovalorizzazione, spiegando che il sistema, è ormai sorpassato. La prova è offerta dai paesi industrializzati, come gli Stati Uniti, il Giappone, la Francia, e la stessa Italia, dove i termovalorizzatori stanno lasciando il posto ad una nuova tecnologia, meno pericolosa perché immetterebbe meno diossina nell'aria, denominata biossidazione.
Secondo Valerio, sarebbe, quindi, più sensato puntare su questa nuova forma d'eliminazione dei rifiuti, piuttosto che scegliere qualcosa di sorpassato. Per l'Italia, ha portato la sua esperienza nel settore della biossidazione, il presidente del consorzio dei comuni del trevigiano, Priula, presente all'incontro.
Nella sua relazione, Priula, ha affermato che gli effetti positivi, visibili, sono due: una diminuzione della tassa sui rifiuti per i cittadini ed un aumento della raccolta differenziata, con soglie vicino all'80%. Come nel trevigiano, ha concluso Priula, analoga esperienza si sta registrando nel salernitano. Hanno, puntato, invece, al sovradimensionamento degli impianti di termovalorizzazione le associazione ambientaliste che chiedono il cambiamento del piano regionale rifiuti.
Di parere contrario, nel corso dell'audizione, la posizione dei Gre (Gruppi di Ricerca Ecologica), di Catania, secondo i quali il piano va tutelato visto che si è, finalmente, di fronte ad una grande svolta, spostando la Sicilia da un sistema poco limpido della gestione dei rifiuti, ad uno più chiaro ed integrato. Tutte le audizioni sono state ascoltate con molta attenzione dai componenti della commissione e dai circa quindici deputati regionali, di centrodestra e centrosinistra, presenti all'incontro. Per la commissione ora, il tempo d'esaminare il tutto, prima di esporre la sua decisione in una relazione. Nell'attesa di conoscere queste prime conclusioni, un altro appuntamento, determinante, questo, per la sorte del progettato termovalorizzatore di Paternò, si sta per consumare. Stiamo parlando della camera di consiglio del Tar di Catania, in programma per martedì prossimo, con all'esame i ricorsi, contro la costruzione del termovalorizzatore di contrada Cannizzola, presentati dal Comune di Paternò e da Legambiente (con il sostegno, quest'ultima, del coordinamento dei comitati civici paternesi).
A mettere la parola fine a tutta la vicenda sarà, però, il presidente Cuffaro, che entro la fine di settembre dovrà giungere alle conclusioni.

Mary Sottile - La Sicilia

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sabato, 24 settembre 2005

La proposta alternativa della «biossidazione» dei rifiuti, rispetto ai previsti termovalorizzatori, illustrata nei giorni scorsi ai componenti la commissione Territorio e Ambiente dell'Ars, è stata accolta con un certo scetticismo dai tecnici dell'Ufficio del commissario straordinario per l'emergenza rifiuti. Tecnici che erano presenti all'audizione e che, a loro volta, relazioneranno martedì prossimo. «Approfondiremo in questi giorni lo studio che è stato proposto - ha sottolineato l'ingegnere Salvatore Raciti - ma non credo che questo sistema possa in qualche modo sostituire i termovalorizzatori». L'ingegnere Raciti, essendo parte in causa vuole approfondire bene l'argomento, prima di trinciare giudizi definitivi. «Con la biossidazione - ha aggiunto - si ha la separazione del secco dall'umido; poi i rifiuti vengono trasportati in discarica, mentre con la termovalorizzazione si ha la produzione di energia e in discarica vanno pochi residui. Sono due modi diversi di concepire lo smaltimento dei rifiuti: per loro è più dannoso produrre energia che creare discariche».
Ma cos'è la biossidazione? E' un processo che sfrutta lo scarso potere calorifico presente nella frazione umida dei rifiuti che vengono stivati in capannoni più o meno pressurizzati per evitare fuoriscite di cattivi odori. E già questo potrebbe scatenare parecchie proteste.
«Il calore interno della massa dei rifiuti avvia un processo di fermentazione della frazione organica umida - si legge su una rivista specializzata -. Questo attiva una serie di batteri e di processi di trasformazione che possono portare alla quasi completa totale perdita di umidità/putrescibilità. Il processo dura alcuni giorni, poco più di una settimana. La lavorazione prevede che i rifiuti vengano spostati dall'ingresso del capannone verso l'uscita, con un tempo di permanenza nella struttura variabile a seconda di molti fattori, ad esempio le condizioni atmosferiche».
Sembra che in diversi Stati alcune aziende utilizzino un processo simile, non per risolvere il problema rifiuti ma per produrre il cosiddetto Cdr, un combustibile per termovalorizzatori ad elevata resa, poiché privo di umidità e, quindi, capace di un potere calorifico alto.
Inoltre, se il processo di biossidazione non viene associato alla termovalorizzazione, il problema rimane quello delle
quantità. Infatti lo stoccaggio dei rifiuti biossidati in balle richiede, per ingenti quantità di rifiuti, molte grandi strutture di trattamento e ancor più discariche: i volumi dei rifiuti si riducono solo del 35%. La stessa Legambiente ha affermato (al convegno di Palermo del luglio 2004) che la biossidazione è un sistema utile ma che può funzionare solo su scala ridotta e, comunque, in una logica di integrazione con altre modalità di smaltimento.
Infine, questo processo, secondo gli esperti, lascia invariato, anzi aumenta in teoria, il problema dei trasporti dei rifiuti in giro per le strade della Sicilia.
Il Piano regionale dei rifiuti, messo a punto dall'ufficio commissariale, come è noto prevede la realizzazione di quattro termovalorizzatori sul territorio regionale. Per vigilare su eventuali problemi ambientali, è stato creato un apposito comitato, presieduto dall'oncologo Umberto Veronesi.

Lillo Miceli - La Sicilia

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sabato, 10 settembre 2005

Forse molti che vivono in questo nostro territorio, non riescono ad apprezzarlo pienamente, ma basta salire su una “terrazza”  e  guardare  intorno (A 360°) per restare estasiati dai colori, dagli odori, e perché no, anche, dai sapori dei nostri eccellenti prodotti agricoli (agrumi olive, fichi e fichidindia, uva e frutta varia di stagione).

 

Certo nei particolari troviamo non poche brutture causate soprattutto da una carente educazione civile ed ambientale, ed anche da qualche incuria da parte della A.C., sporcizia, rifiuti, erbacce, vere e proprio discariche abusive disseminate nel cerchio periferico, non fanno certo onore ad un paese civile.

Ma andiamo al problema inceneritore.

 

I mass-media ci danno delle notizie a senso unico, su programmi, anche autogestiti (cioè pagati) ci propinano come panacea per il problema rifiuti, l’installazione di mega-inceneritori, spacciandoli anche produzione di energia alternativa e come occasione per nuovi posti di lavori (sic).

 

FALSO!

 

LA POCA ENERGIA CHE PRODUCONO NON BASTA NEMMMENO A FAR FUNZIONARE GLI INPIANTI STESSI.

 

I POCHI POSTI DI LAVORO NON POTREBBERO GIUSTIFICARE MAI IL DANNO CHE RECHEREBBERO ALLA SALUTE ED ALL’AGRICOLTURA.

 

Ma andiamo oltre. Gli “INCENERITORI” producono fumi (con diossine) altamente dannosi alla salute pubblica (anche quelli di ultima generazione), tanto che da parecchi anni in tutto il mondo li stanno smantellando e bonificando le zone interessate , Quindi è una tecnologia ormai obsoleta che verrà sostituita dal riciclaggio dei rifiuti (esiste una serie di documenti e sperimentazione a tal proposito, da diversi autorevoli studiosi).

 

E allora perché vogliono trasformare il Sud e la Sicilla, in particolar modo in enorme pattumiera? Le sovvenzioni e gli affari intorno ai rifiuti raggiungono cifre mastodontiche…….e chiaramente accendono degli appetiti.

 

Sono cose su cui tutti possiamo documentarci per fare scelte consapevoli, non imposte dall’alto.

 

A Paternò si sono mobilitati subito per bloccare l’INCENERITORE, mentre nei paesi limitrofi ci si è completamente disinteressati, senza pensare che, probabilmente, subiremo più danni.

 

La cosa più scoraggiante è che, chi dovrebbe informare i cittadini (LE AUTORITà, GLI INTELLETTUALI, I GIORNALISTI O ASPIRANTI TALI, I POLITICANTI VARI), preferiscono nascondere la testa come gli struzzi.

 

In altri luoghi dove vorrebbero installare altri INCENERITORI, c’è stato e c’è movimento civile che dice NO ALL’INCENERITORE,  un movimento libero e civile che coinvolge anche il CLERO (Ad Aragona ha coinvolto anche i parroci e la Diocesi).

 

E qui a Biancavilla? ……Io vorrei ed invito tutti a lottare uniti (come ad Assisi per la PACE) per dire NO NO NO  ALL’INCENERITORE.

 Piero Cannistraci

(Biancavilla allo specchio)

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venerdì, 09 settembre 2005

Ecco un'agenzia dello scorso settembre con la quale veniva annunciato che Palazzo d'Orleans aveva stipulato convenzione per il termovalorizzatore.

Palermo - Compie un altro importante passo in avanti il progetto di smaltimento dei rifiuti attraverso il sistema della termovalorizzazione. A Palazzo d'Orleans il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, commissario delegato per l'emergenza rifiuti, e i quattro operatori industriali che nel giugno del 2003 hanno stipulato le convenzioni per il trattamento della frazione residua dei rifiuti a valle della raccolta differenziata, hanno sottoscritto un atto aggiuntivo per meglio regolare l'avvio del servizio, previsto per il prossimo 30 novembre.
    In particolare la previsione di raccolta differenziata dei quattro sistemi è stata adeguata a quella del Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia che, a regime, si attesta ad almeno il 35%. Gli operatori si impegnano, inoltre, allo smaltimento in discarica dei rifiuti conferiti, a fronte del riconoscimento di una tariffa da stabilirsi, caso per caso, sulla base di apposito piano finanziario.
    ''Ribadisco - ha detto Cuffaro - che la Regione, puntando sul sistema della termovalorizzazione, ha compiuto una scelta pulita e moderna che in altre parti d'Italia e del mondo produce ottimi risultati''.

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venerdì, 09 settembre 2005

''La scelta della termovalorizzazione a valle della raccolta differenziata è in linea con quanto realizzato in molte città europee ed italiane con governi di destra e di sinistra''. 
Così il presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, che è anche commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, risponde alle critiche mosse al Piano regionale di gestione dei rifiuti il governatore quindi precoisa che ''l'azione intrapresa, in attuazione del Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia, apprezzato positivamente dall'Unione europea, consentirà alla Sicilia di superare con scelte di civiltà una fase emergenziale che ha anche consentito di chiudere oltre 250 discariche, dimostrando di avere a cuore il rispetto dei cittadini e dell'ambiente e non certo interessi economici particolari''. 
Sull'argomento interviene anche il vice commissario, Felice Crosta, per il quale ''Legambiente insiste nella via giudiziaria ma continua ad essere latitante in ogni iniziativa concreta per la crescita della raccolta differenziata, guardandosi bene dall'incalzare quei comuni che ancora oggi non si sono attivati e di lodare ed incentivare, quanto meno, i comuni che hanno superato almeno il 10%''. 
''La normativa - sottolinea Crosta - prevede che i rifiuti debbano essere recuperati per il 35% come materia e per il resto come energia. Gli obiettivi fissati scaturiscono dalla concertazione tra gli stati nazionali che hanno stabilito i criteri tenendo conto anche del rapporto costo-benefici. 
Declamare che si può raggiungere il 60% senza curarsi che venga assicurato l'obiettivo del 35% crea cortine fumogene per nascondere le responsabilità di chi ancora oggi pretende di gestire i rifiuti in contrasto con le leggi''. 

''Il Piano di gestione dei rifiuti in Sicilia, adottato nel dicembre del 2002 - continua il vice commissario - è stato ritenuto valido dall'Unione europea poichè va nella direzione di una gestione ''ambientalmente sanà ed è conforme alle esigenze delle rilevanti direttive comunitarie. 

 Da qui l'invito ad impiegare tutti i mezzi necessari per una sua messa in opera efficace''. 
 "L'obiettivo primario del Commissario delegato - conclude Crosta - è stato, e continua ad essere, quello di gestire i rifiuti nel rispetto della normativa vigente (regionale, nazionale ed europea) mettendo comunque al primo posto la raccolta differenziata. Una corretta gestione integrata dei rifiuti, oltre ad apportare benefici in termini ambientali, non può e non deve determinare un aumento dei costi''.

(Biancavilla allo specchio)

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venerdì, 09 settembre 2005

La Rete Nazionale  "Rifiuti Zero" e la Rete Regionale Siciliana "Rifiuti Zero" dicono NO al termovalorizzatore, chiedendone la messa al bando degli stessi. Manila, Berkley, Buenos Aires tra le città estere, oltre 45 nazioni e – a livello nazionale – città come: Torino, Alessandria, Merone, Trento, Monselice, Genova, la Spezia, Rerrara, Modena, Reggio Emilia, Forli’, Faenza, Gubbio, Perugia, Siena, Roma, Acerra, Salerno, Nocera Inferiore, Pistoia, Prato, Trani, Cosenza, e - a livello regionale - Palermo, Aragona, Paterno’ ed Augusta, oggi manifestano per la 4a Giornata Mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti, portando forti argomenti a favore di soluzioni innovative ed ecologiche che dovranno essere applicati ai crescenti volumi e tossicità del materiale di scarto. In luogo di discariche ed inceneritori che danneggiano la salute, chiedono ai governi di adottare e rendere effettive le politiche che diminuiscono drasticamente la produzione dei rifiuti alla fonte, e la conseguente riduzione ed eliminazione delle sostanze tossiche. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che gli inceneritori sono industrie cancerogene, che generano centinaia di fattori inquinanti come diossine, furani e metalli pesanti, causando una varietà di problemi alla salute, compreso cancro, disordini e disfunzioni al sistema immunitario. La “Rete Regionale Siciliana Rifiuti Zero” chiede la revisione del Piano Regionale dei Rifiuti nel rispetto del “principio della precauzione per la salute” perché lo stesso è sovradimensionato rispetto alle previsioni contenute nel Piano inviato a Bruxelles. Le convenzioni ventennali stipulate con gli operatori industriali devono essere revocate immediatamente perché, con una seria raccolta differenziata, non avrebbero ragione di esistere quattro inceneritori. I Coordinamenti di Palermo, Augusta, Paternò ed Aragona ribadiscono il loro totale impegno, attraverso svariate iniziative, affinchè l’attuale Piano Regionale dei Rifiuti venga ritirato e ridiscusso secondo criteri alternativi quali:

RIDUZIONE DEI RIFIUTI, RIUSO, RICICLO E COMPOSTAGGIO DEI MATERIALI DI SCARTO.


Aragona, 07 Settembre 2005

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venerdì, 09 settembre 2005

GAIA - Global Alliance for Incinerator Alternatives - E' un'alleanza internazionale di cittadini, organizzazioni non governative, studiosi e non che hanno come obiettivo la messa al bando dell'incenerimento dei rifiuti.

Insieme a GAIA e alla Rete Nazionale Rifiuti Zero la Rete Regionale Rifiuti Zero promuovono in Italia la 4^ giornata mondiale contro l'incenerimento in programma per il 7 settembre.

Leggi cosa denuncia la Rete Nazionale Rifiuti Zero pubblicata su Biancavilla allo specchio a QUESTO indirizzo.

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:49 | Permalink | commenti
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venerdì, 09 settembre 2005

La valle del Simeto, è l’unica zona nel mondo che custodisce l’antico papiro (Cyperus papyrus) originaria dell’Arabia e dell’Egitto (dove oggi è scomparso) ; da questa pianta si ricavava il materiale scrittorio. Detto pergamena nota in Egitto almeno dal 3000 a.C.; lungo la battigia è ancora possibile raccogliere l’ambra! L’ambra del Simeto è molto ricercata, usata come gemma nei lavori di oreficeria, ed è considerata tra le più pregiate del mondo; è una pietra più o meno trasparente, di colore dal giallo miele al rosso granato. Inoltre tra la sua fauna possiamo trovare il cigno reale, l’airone, il gufo e tanti altri uccelli in via di estinzione . Quello che ho elencato e solo una piccolissima parte della ricchezza che detiene tale sito. Con l’insediamento di una discarica, adesso apprendo anche di rifiuti speciale, non ci vuole molto per arrivare alla conclusione, questo significa proclamare la MORTE di una vastissima zona a linea d’aria. E un colpo mortale che viene inflitto al Cuore della Sicilia e dei siciliani! Io dico basta di monnezza ne ho vista tanta e non ne voglio più!!!!!
Ho visto il messaggio della segreteria politica dell’avv. Furnari, onorata di sentire un suo accenno di presenza sarei più entusiasmata se facesse un intervento nero su bianco, possibilmente personale perché non tutti siamo appassionati di tv.
E poi……… l’altro rappresentate Salvà Dove è? che fa? Che dice?
A tutti quelli che hanno aderito al comitato ( che ringrazio sentitamente) chiedo di manifestare ciò che hanno capito e intuito dell’intervento che ha fatto avv. Furnari in tv.
Dopo aver appreso queste notizie non ho voglia di salutarvi con un sorriso (-: ma vi ricordo che la vera forza siamo noi, e se vogliamo vivere, bisogna lottare con educazione rispetto e determinazione. Con l’Arcobaleno, Ho firmato per la non violenza bestemmia di Pace.

Angelica

Pubblicato su Biancavilla allo specchio

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:44 | Permalink | commenti
categoria:la parola ai visitatori
venerdì, 09 settembre 2005

NO AL TERMOVALORIZZATORE NELLA VALLE DEL SIMETO!

-perché la Provincia regionale non ha individuato nel territorio provinciale le zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti.

-perché i Termovalorizzatori, per mettere al riparo le popolazioni dai "rischi" per la salute, sono stati concepiti dalla Legge Ronchi per essere realizzati nelle zone industriali.

-perché stravolge l'impianto naturale paesaggistico della valle del Simeto e l'impianto é "dentro" il Sito d'Interesse Comunitario Sic ITA060015-perché interrompe il percorso archeologico di Pietralunga e gli itinerari di turismo rurale.

-perché penali! zza le aree agricole pregiate.

-perché mette a rischio di inquinamento ambientale con danni alla salute ad alle colture tutto il territorio circostante.

-perché tutta l'area é sottoposta a rischi idrogeologici.

-perché i centri abitati delle città della valle del Simeto sono, in linea d'aria, a pochissimi Km dal Termovalorizzatore preposto da gruppi d'interessi estranei agli interessi generali della città.

-perché abbassa la qualità della vita della città.

-perché la straordinaria mole dell'impianto (240 mila mq) costituisce un grosso impatto visivo che "uccide" tutto il paesaggio.

-perché tutta la valle Del Simeto sarà definitivamente caratterizzata come la valle dei Rifiuti.

-perché altri avranno degli utili, noi solo fumi e diossina.

-perché i cittadini hanno diritto a decidere "direttamente l'indirizzo delle grandi scelte della città".

E' la strada delle Valanghe, a due passi dal fiume Simeto. E' un sito ambientale protetto dall'Unione Europea!.... Qualcuno vorrebbe farne una gigantesca discarica.

FERMIAMOLI!

Giardino comunale

(Biancavilla allo specchio)

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:40 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 09 settembre 2005
Le adesioni aumentano di ora in ora.
Una Biancavilla viva, che ha voglia di cambiare, che ha voglia di essere artefice del proprio destino.
Questa è la CIVILTA' a cui mi appello. Essere presenti capire i problemi discuterli e cercare soluzioni (non bla.. bla.. bà....).
Il sindaco, gli assessori, il presidente del consiglio, i consglieri, i grandi politici (o politicanti sperti), quelli che si riempiono la bocca di grandi paroloni (PER IL BENE DEL PAESE), chi sono?... cosa rappresentano?.....
La forza siamo noi, ogni singola persona capace di confrontarsi con gli altri.
Questo confronto leale sprigiona, molte volte quelle sinergie capaci di cambiare il mondo, capace di cambiare i sogni in realtà!
Grazie a tutti... tutti, anche ancora incredulo, in fondo ci sprona a non rimanere solo un "comitato" virtuale, avrà modo di ricredersi.
Intanto invio un appello che tutti possiamo trasformare in volantino e divulgarlo discuterlo con gli amici i vicini di casa in famiglia, vedremo se riuscire a fare anche un volantinaggio in piazza.
postato da: VincenzoVentura alle ore 15:33 | Permalink | commenti
categoria:comitato civico biancavilla
venerdì, 09 settembre 2005

Cari Signori il nostro comune (Biancavilla) è noto già per la vicenda Amianto, come si sa causa tumori maligni.
Chiediamoci se viene realizzato l'inceneritore nel Comune di Paterno' C/da Pietra longa? Cosa succedera' agli abitanti dei Comuni Limitrofi?
Finiamola con questa farsa e cerchiamo di prendere la questione nel giusto modo, senza Elezioni ne di Destra ne di Sinistra e cerchiamo almeno se siamo per il No al Termovalorizzatore di coinvolgere quante più persone possibili.

Cordiali saluti.

La Delfa Alfredo

commento pubblicato su Biancavilla allo specchio

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:31 | Permalink | commenti
categoria:la parola ai visitatori
venerdì, 09 settembre 2005

La validità di un’idea come il “Comitato Civico” risiede soprattutto nelle sue possibilità di essere attuata, il fatto che degli “ESSERI UMANI” hanno espresso la propria volontà in piena libertà, che non è fare ciò che vogliamo, ma farlo senza limitare la libertà degli altri, abbiano istituito una sede se pur virtuale, fa si che suddetto comitato sia legale, ufficiale e attivo a tutti i colori di appartenenza politica.

Angelica

Pubblicato su Biancavilla allo specchio in QUESTA pagina.

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:28 | Permalink | commenti
categoria:la parola ai visitatori
venerdì, 09 settembre 2005
A settembre dovrebbero ripartire i lavori per il termovalorizzatore in contrada Cannizzola e i cittadini di Paternò assieme ai comitati civici e all’amministrazione comunale fanno sentire, in qualche modo la loro voce. Ma questo problema non interessa soltanto i partenesi, bensì tutti i cittadini dei comuni limitrofi. A Centuripe il comitato civico giorno 29 ha promosso la proiezione del documentario i Crimini della Pace. A questa manifestazione non hanno partecipato solo gli abitanti del luogo, ma si sono riversati i componenti di comitati civici della zona e la gente che ha cuore questo problema.

A Biancavilla, anch’essa interessata, nessuno ufficialmente prende posizione. Ma nascono però i primi comitati con sede temporanea sul mondo del web. Piero Cannistraci, di Rifondazione Comunista, ha già promosso la nascita di un comitato civico contro l’inceneritore di Pietralonga sia su Biancavilla allo specchio, il salotto virtuale della città, curato da Vincenzo Ventura e Scusate il disturbo, il primo blog su Biancavilla curato da Vittorio Fiorenza.

All’iniziativa di Cannistraci si sono aggiunti altri visitatori dei blog internet. Un modo per cercare di far sentire la voce dei biancavillesi su questo inceneritore nella Valle del Simeto che potrebbe essere realizzato a partire dalla fine del mese di settembre.

Vincenzo Ventura, Giro di Vite www.girodivite.it

postato da: VincenzoVentura alle ore 15:24 | Permalink | commenti
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