venerdì, 21 ottobre 2005

Con Ordinanza n. 1549 depositata oggi pomeriggio 20 ottobre 2005 il Tribunale Amministrativo di Catania (Presidente Dr. Zingales; Relatore dott.ssa Boscarino), ha n u o v a m e n t e sospeso la realizzazione dell'inceneritore e discarica nella Valle del Simeto.

Come si ricorderà,  una prima sospensione era stata già ordinata a Luglio, su ricorso del Comune. Questa però era una sospensione " i n t e r i n a le ", cioè provvisoria e concessa senza aver sentito le parti.

L'ordinanza di oggi è, invece, di grande importanza perché è stata concessa dal Tribunale dopo aver sentito le parti e cioé :
- la Presidenza della Regione, difesa dall'avvocatura dello Stato;
- la Sicilpower difesa da un pool di avvocati (uno di Catania, uno di Messina ed un professore del continente!).

Questa sospensiva é stata concessa su ricorso di Legambiente (Comitati civici), perché quello del Comune non é  stato trattato a causa del mancato deposito di un atto (!?!?)

Legambiente e i Comitati civici. difesi dagli avvocati Giuseppe Cicero, Nicola Giudice e Salvatore Asero, da soli, hanno " salvato", per ora (abbiamo da sempre sostenuto che la causa è lunga) la Valle del Simeto.

Il Tar ha nel contempo fissato l'udienza di merito, ma è prevedibile un appello al CGA da parte dei soccombenti!

Abbiamo il dovere di ricordare che comunque il prossimo 25 ottobre sarà discussa la domanda di sospensiva del Comune di Paternò (quella della dimenticanza!?!?!...) ma l'esito di questa discussione sarà scontato come mera conseguenza della vittoria giudiziaria ottenuta oggi da Legambiente e dai Comitati civici.

Ci corre l'obbligo di evidenziare che qualche giorno prima che si discutesse questa sospensiva, intercorreva una trattativa epistolare tra la Sicilpower e l'Avvocato del Comune.

E' vero che il sole... "nasce a Bronte", epperò....

Abbiamo da sempre sostenuto che questa non é una vicenda qualsiasi!
E' una lotta storica della città contro coloro i quali vogliono fare della Valle del Simeto la Valle dei Rifiuti (magari per le bucce del tanto promozionato Pistacchio brontese...).

Alla luce di questo ragionamento noi chiediamo al Sindaco di Paternò di rendere nota la lettera/proposta/ TRATTATIVA e di rassicurare qualche cittadino diffidente che ha letto (con malizia e sicuramente sbagliando) il mancato deposito di cui sopra come una specie di collaborazione alla proposta/trattativa della Sicilpower.

Noi, comunque pubblicheremo la lettera non appena ne saremo in possesso!

Nino Tomasello

www.paternonuova.it

postato da: VincenzoVentura alle ore 14:30 | Permalink | commenti (1)
categoria:
venerdì, 21 ottobre 2005

Per il curatore di Biancavilla allo specchio, www.biancavilla.splinder.com lente d'ingrandimento dei problemi dei paesi dell'Etna, e a tutti i suoi visitatori. (Dattiroli)

 

 

E’ scientificamente ed ampiamente dimostrato che gli inceneritori arrecano gravissimi danni alla salute, all’ambiente ed all’economia.

 

Gli inceneritori rappresenterebbero solo una soluzione ultima e disperata al problema rifiuti.

 

Che è un problema etico: una civiltà progredita DEVE saper affrontare il problema rifiuti senza “farsi del male”.

 

In questa direzione è la posizione della Comunità Europea e del Decreto Ronchi vigente in Italia.

 

Queste DISPOSIZIONI DI LEGGE (che spesso amministratori incapaci non fanno rispettare) prevedono in ordine di importanza, le seguenti azioni rispetto alla gestione dei rifiuti:

 

RIDUZIONE

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA E RICICLAGGIO

 

CONFERIMENTO IN DISCARICA

 

INCENERIMENTO

 

 

Come si vede, l’inceneritore è l’ultima delle opzioni e dove è stato realizzato ha portato gravi danni alla salute, all’economia ed all’ambiente, tant’è che molti stati del mondo (tra cui gli Stati Uniti, promotori degli inceneritori) o hanno abbandonato l’idea oppure hanno posizioni molto critiche rispetto agli impianti di incenerimento.

 

 

Ma allora perché in Italia vogliono ancora costruire inceneritori?

 

Perché è un business per qualcuno. Non ci sono altri motivi validi, chi li ha può sostenerli e noi siamo pronti a confutarli scientificamente.

 

La gestione dei rifiuti, in molte zone di Italia, è affidata ai CONSORZI di SMALTIMENTO RIFIUTI.

 

Molti di questi “apparati”, rispetto alla politica dei rifiuti e mal interpretando il Decreto Ronchi parlano, a modo loro, di quello che si chiama SISTEMA INTEGRATO o GESTIONE INTEGRATA.

 

Di che cosa si tratta?

 

I consorzi propongono (che non vuol dire applicano) la riduzione, la raccolta differenziata (magari con sistema porta a porta, il più funzionale), talvolta il riuso e alla fine di tutto, l’incenerimento del residuo tramite termovalorizzazione.

 

Ma se i Comuni del Consorzio (di qualsiasi consorzio) raggiungono una percentuale anche non elevata di raccolta differenziata, il restante rifiuto non è sufficiente a far funzionare un inceneritore da 200mila tonnellate all’anno (portata minima degli inecenritori di ultima generazione).

 

E se si farà un inceneritore, questo dovrà funzionare 24 ore su 24 ad alto regime.

 

Ma le cose possono spiegarsi facilmente: chi si rivolge al Consorzio per smaltire i rifiuti, se è comune consorziato paga una tariffa più bassa di chi non lo è.

 

E allora 1+1 fa 2: i Comuni consorziati faranno la raccolta differenziata e per far funzionare l’inceneritore si faranno arrivare i rifiuti da Comuni non consorziati che pagheranno molto di più per farseli incenerire!

 

Del resto, Napoli spedisce in Germania i propri rifiuti perché gli inceneritori tedeschi per funzionare hanno bisogno di combustibile che non reperiscono nel loro paese in quanto là funziona abbastanza bene il discorso della riduzione e del riciclaggio.

 

Così i cittadini dovranno fare i sacrifici della raccolta differenziata “porta a porta” e vicino a casa avranno un inceneritore di rifiuti che brucerà la spazzatura di altri, inquinando l’ambiente e arrecando danni gravissimi alla salute degli abitanti del posto.

 

Eppure c’è anche chi va a dire in giro che gli inceneritori non inquinano, che non emettono diossina, furani, ecc. ecc.

 

Sono tutte balle: lo dice il prof. Paul Connett, docente di chimica di una delle più importanti università degli Stati Uniti.

 

Connett afferma che il sistema di controllo delle emissioni degli inceneritori è del tutto inaffidabile, secondo i suoi studi condotti negli Stati Uniti (precursori degli inceneritori).

 

Primo: perché il controllo verrebbe fatto 1 o 2 volte all’anno (in quanto costosissimo), i tempi e i modi del controllo vengono programmati insieme ai gestori degli inceneritori (quindi è ovvio che quel giorno tutto funzionerà a meraviglia), ma soprattutto perché i controlli vengono fatti solo sui fumi emessi dal camino, mentre i rifiuti tossici rilasciati dall’inceneritore fuoriescono da altre parti e per una serie di altri processi.

 

Ad esempio il fatto che l’inceneritore debba produrre energia elettrica costringe all’inserimento di meccanismi che trattengono sostanze tossiche che saranno immesse nell’ambiente per altre strade (ad esempio le acque di scarico); c’è inoltre il discorso delle ceneri volanti che vengono coibentate e reimmesse nell’ambiente con un’alta tossicità e destinate a discariche speciali (che saranno predisposte ovviamente nel territorio dove c’è l’impianto e c’è infine il discorso dei metalli residui, tra cui il MERCURIO, che gli inceneritori reimmettono nell’ambiente con il rischio di gravissimi danni alla salute ed all’ambiente.

 

…E se fanno un inceneritore, ce lo teniamo per sempre!!!

 

 

Allora, se vi dicono che l’inceneritore è la soluzione al problema dei rifiuti: è una bugia.

 

Se vi dicono che l’inceneritore serve alla vostra zona: è una bugia.

 

Se vi dicono che l’inceneritore non inquina: è una bugia.

 

 

La verità è che la politica dei rifiuti deve puntare sulla riduzione, deve mettere in condizione i cittadini di fare la raccolta differenziata porta a porta chiedendo loro un sacrificio in fatto di impegno, ma deve anche ridurre la tassa sui rifiuti (che diventerebbe tariffa) ai cittadini che hanno dimostrato di praticarla!

 

I Consorzi dovrebbero pretendere la riduzione dei rifiuti e la raccolta differenziata, in questo modo risparmierebbero e potrebbero obbligare i Comuni a diminuire la tassa sui rifiuti ai cittadini che hanno dimostrato di aver ridotto e differenziato i rifiuti.

 

Oppure si può OBBLIGARE alla raccolta differenziata, magari senza ridurre la tassa ai cittadini e poi fare un bell’inceneritore che accolga rifiuti da tutta Italia (o magari anche dall’estero).

 

Così ai cittadini rimarranno le stesse tasse, dovranno fare molti più sacrifici (perché la raccolta porta a porta li implica), avranno un ambiente malato, danni alla salute ed alle economia…

 

Ma qualche amministratore, statene sicuro, si arricchirà a dismisura…

 

Danilo Dattiroli,

presidente dell'Associazione "Progetto Ambiente" -  Tortona (AL)

postato da: VincenzoVentura alle ore 14:28 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 21 ottobre 2005

Ho il piacere di pubblicare, anche se con qualche giorno di ritardo, la testimonianza di Giorgio Zamboni, residente a Bolzano e blogger anche lui, attento visitatore del blog "La torre di Babele" curato dal giornalista del Tg1 Pino Scaccia.

Zamboni ha risposto al mio intervento pubblicato sul blog degli "amici della Torre" qualche settimana fa.

Caro Vincenzo,

Ti ringrazio per l’invito ad esprimere la mia opinione in merito al problema del termovalorizzatore. Innanzitutto mi presento. Sono Giorgio,  vivo a Bolzano ed in pochi anni raggiungerò le sessanta primavere il che non mi impedisce di sentirmi ancora giovane e di interessarmi dei problemi che ci affliggono come società. Ho letto con interesse il post su BlogFriends a proposito del termovalorizzatore perché il tema della salute legata alle condizioni ambientali mi è molto caro anche se non mi definisco un ecologista nel senso stretto della parola. Direi che sono uno che cerca di ragionare con obiettività, il che non vuol assolutamente dire che ci riesco sempre.

Penso che per affrontare il problema dobbiamo fare poche considerazioni preliminari.

  1. noi produciamo rifiuti
  2. i rifiuti devono essere eliminati
  3. dobbiamo farlo salvaguardando, per quanto possibile, la salute, l’ambiente e perché nò anche l’economia e l’immagine del territorio

Da noi a Bolzano l’inceneritore c’è da decenni e non è nemmeno molto lontano dalla città. Chi viene da sud lungo l’autostrada del Brennero se lo trova a meno di un km dall’uscita di Bolzano Sud. Si dice che presto, anche per la sua vetustà, dovrà essere rifatto con tecnologia ancora migliore. Questo impianto non ha mai dato adito a particolari preoccupazioni. Qui in Alto Adige il termine “schutz der Natur”(salvaguardia della natura) è molto usato, direi perfino abusato ed i sudtirolesi hanno uno spiccata propensione alle cose naturali; casa alimentazione, salute ecc.

E’ evidente che se fosse possibile far sparire i rifiuti con un tocco di bacchetta magica io sarei per questa soluzione ma questo non è possibile.

Negli ultimi quattro anni ho avuto modo, in diverse occasioni, di frequentare Lazio, Campania e Sicilia. Devo dire che spesso lo spettacolo che si presenta è davvero penoso. Mucchi di rifiuti abbandonati lungo le strade, cassonetti pieni ed immondizie accatastate nei loro pressi. Di sicuro io non ho sufficienti informazioni per esprimere un giudizio obiettivo sul problema ma è inevitabile che faccia delle considerazioni su ciò che vedo e che sento. Mi sembra di capire che la gente si preoccupi molto della possibile dannosità del termovalorizzatore sena curarsi minimamente della pericolosità delle immondizie lasciate o accatastate sotto il bellissimo e cocente sole che bacia la vostra terra.

Ho letto da qualche parte, non ricordo dove ma è possibile documentarsi, che un amministrazione locale è riuscita a trarre profitto da un simile impianto “vendendo” il calore generato dalla combustione. Si possono fare tante cose: produrre acqua calda, riscaldare appartamenti, produrre energia e, da una preventiva selezione del materiale, anche produrre compost, un fertilizzante naturale che non inquina come quelli chimici. Qui in Alto Adige ci sono paesi interi le cui case sono riscaldate da un impianto di teleriscaldamento alimentato con gli scarti di segheria.

Ribadisco di non essere certo che le mie considerazioni siano giuste o intelligenti ma non posso fare a meno di pormi una domanda a cui, evidentemente, altri devono dare risposte. E’ meglio avere un’emergenza rifiuti che si trascina per anni con un sicuro pericolo di focolai di infezione che minacciano la salute pubblica, odori nauseanti  ed un danno certo all’immagine di una delle più belle terre del mondo o un termovalorizzatore costruito con criteri moderni e tenuto sotto controllo dalla comunità? E ancora mi domando se sotto una situazione così incancrenita non ci siano interessi particolari.
Forse, e dico forse, non sempre il diavolo è così brutto come viene descritto.
Concludo augurando a te ed ai tuoi concittadini di trovare la migliore soluzione al problema e di poter tornare presto a godere della vostra ospitalità e gentilezza.

Giorgio Zamboni

postato da: VincenzoVentura alle ore 14:22 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 21 ottobre 2005

La Rete Regionale Siciliana “RIFIUTI ZERO” è contraria ad ogni forma di incenerimento, indipendentemente dalla tipologia di rifiuti incenerito e dalla capacità dell’impianto, perché gli inceneritori:

 

-  creano un rischio sanitario: molti degli inquinanti emessi come le diossine ed i furani sono composti cancerogeni ed altamente tossici. L’esposizione al cadmio può provocare patologie polmonari ed indurre tumori all’apparato urinario ed ai polmoni. Il mercurio è dannoso per il sistema nervoso centrale ed è riconosciuto come possibile cancerogeno. Esiste un consistente numero di studi epidemiologici in materia, facilmente rintracciabili sulle riviste medico-scientifiche;

 

- creano un rischio ambientale. Le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore per via diretta od indiretta inquinano l’aria, il suolo, le falde acquifere. Nonostante i moderni sistemi di abbattimento degli inquinanti riescano a limitare ma non ad abbattere completamente le dispersioni atmosferiche, molto spesso gli stessi  inquinanti si ritrovano rilasciati in forma solida. Inoltre, la natura della maggior parte degli inquinanti  emessi (basta ricordarsi che sono stati 250 elementi circa), è tale da porre problemi anche a bassa concentrazione e la loro caratteristica di resistenza alla degradazione ne determina un progressivo accumulo nell’ambiente;

 

- non servono a risolvere le emergenze. La costruzione di un inceneritore (checché ne dicano gli “interessati” in materia) richiede diversi anni di lavoro (non meno da 3  a 6 anni) e pertanto non può essere sinceramente considerato una soluzione all’emergenza rifiuti. Quindi, i motivi che spingono gli “inceneritoristi” alla costruzione di questi opifici, vanno ricercati in tutt’altro campo (contributi da parte dello Stato, contributi Cip 6 o “certificati verdi”);

 

- disincentivano la raccolta differenziata. In Sicilia siamo fermi ad un “misero” 6%, una percentuale irrisoria la cui crescita è fortemente osteggiata da chi, nei fatti, ostacola il decollo della raccolta differenziata spinta cosiddetta “porta a porta”. E’ chiaro che gli inceneritori sono costruiti per incenerire più rifiuti possibili, compreso il “tal quale”. Se non ci sarà una forte controtendenza in materia di rifiuti, è chiaro che la raccolta differenziata verrà  completamente snobbata  e disincentivata, a scapito del recupero, riuso, riciclo del “materiale ancora recuperabile”;

 

- non eliminano il problema delle discariche. “In natura nulla si crea e nulla si distrugge”. Questo sta a dimostrare che una tonnellata di rifiuti incenerita produce circa 300 kg di scorie pesanti e 30 kg circa di ceneri leggere,  elementi molto inquinanti che devono essere smaltiti in discariche per rifiuti speciali, la cui gestione è più costosa e pericolosa.

 

- non creano occupazione. La costruzione e la gestione di un impianto di incenerimento occupa un personale  nettamente numericamente inferiore al personale impiegato nelle industrie del riciclaggio dei materiali pubbliche e private. Basta dare uno sguardo in quelle zone dove viene coerentemente applicata la raccolta differenziata spinta, cosiddetta “porta a porta”: il Consorzio Priula Treviso 2 ha raggiunto delle quote di raccolta differenziata dell’80%. Villanova d’Asti è riuscita a raggiungere il 60% di raccolta differenziata in due anni. La città di asti non è stata da meno, così come tanti altri comuni che hanno creduto nella raccolta differenziata.  La Rete

 

Regionale Siciliana “RIFIUTI  ZERO” è convinta, dati alla mano, che in questi Comuni l’occupazione è aumentata se paragonata alla manodopera impiegata negli inceneritori.

 

La stessa Rete è fortemente contraria all’attuale Piano Rifiuti siciliano e in particolare alla collocazione di  un inceneritore che brucerà 828 tonnellate di rifiuti al giorno  (in larga misura indifferenziati); e in una zona ricca di insediamenti agricoli e zootecnici, come quella di Casteltermini e la collocazione di una megadiscarica  sul territorio di Aragona, che andrebbe ad abbancare i rifiuti prodotti da 92 comuni.

 

La Rete regionale siciliana “Rifiuti Zero” fa propria la tesi dello scienziato professor Paul Connett e  ribadisce che si  che si tratta di un  progetto estremamente pericoloso per vari motivi:

 

a causa dell’impatto sanitario sulle popolazioni inevitabilmente esposte, direttamente e soprattutto indirettamente (tramite la catena alimentare), all’azione tossica di alcune tra le molecole più pericolose mai prodotte da tecnologie umane: diossine, furani, PCB, metalli pesanti (in particolare cadmio e mercurio);

 

a causa dell’impatto sull’ambiente e in particolare sull’agricoltura e sulla zootecnia locali, che ne usciranno distrutte, ma anche sulle falde idriche e quindi , in ultima analisi, sull’ambiente marino e sulla fauna ittica;

 

a causa dell’impatto economico per l’intera regione di un piano che rischia di danneggiare in modo definitivo (le suddette molecole essendo inquinanti organici persistenti che si accumulano per decenni nell’ambiente e nei tessuti degli organismi viventi) l’agricoltura, la zootecnia, la pesca, l’itticoltura, la molluschicoltura e il turismo, ma soprattutto la salute di decine di migliaia di cittadine e cittadini siciliani e in particolare delle generazioni future, visto che tali sostanze, cancerogene e teratogene – in grado cioè di causare l’insorgenza di tumori e di produrre gravi malformazioni in embrioni e feti – si concentrano ed accumulano nel latte materno e nei tessuti ed organi dei nascituri.

 

In estrema sintesi, quindi,  concordando inponeo con quanto sostenuto dal prof. Connett, l’attuale Piano Rifiuti siciliano è insostenibile e incompatibile con lo sviluppo di questa regione ed avrebbe un impatto economico e sociale (occupazionale), ambientale e sanitario potenzialmente catastrofico; mentre esistono alternative di corretto processamento dei rifiuti (ma sarebbe più corretto parlare di materiali post-consumo), estremamente vantaggiose sul piano economico, sociale (occupazionale!) ambientale e sanitario,  facilmente attuabili anche in Sicilia, così come meglio specificato all’inizio della presente nota.

Franco Cipolla

Referente Rete Regionale Siciliana "Rifiuti Zero"

postato da: VincenzoVentura alle ore 14:16 | Permalink | commenti
categoria:
venerdì, 21 ottobre 2005
Il Clero del XII vicariato per la raccolta differenziata....
In attesa di pubblicare il documento integrale approvato dai Sacerdoti
del XII Vicariato(Paternò- Ragalna) pubblichiamo il dispositivo
conclusivo del documento
.....
Per tutte queste ragioni noi oggi diciamo No alla realizzazione di tale Piano(Piano dei Rifiuti proposto dal commissario Cuffaro-ndr) perché come ricordato dal clero di Aragona-Favara-Comitini nel loro intervento:<il solo dubbio che il sistema previsto dal Piano gestione dei rifiuti in Sicilia,(che prevede l'impianto di Contrada Cannizzola-ndr) possa provocare male alla salute, rende illecita ed immorale la realizzazione>
Proponiamo
1) Iniziative concrete atte a fornire l'educazione alla qualità e stili di vita nuova.
2) Educare al rispetto dell'ambiente.
3)Promuovere una politica ambientale per lo sviluppo sostenibile.
4)Promuovere forme di turismo eco-ambientale
5)Promuovere ed attuare la Raccolta differenziata, poichè con la materia riciclata ci sarebbero ricavi per i Comuni, creazione di posti di lavoro, e quindi vantaggi non solo per pochi ma per tutta la comuinità.
6) Contratto che assicuri ai danneggiati(agricoltori, imprenditori, cittadini) un rimborso economico pari al danno provocato.
7) Infine proponiamo che la rivisitazione del Piano, la scelta dei siti, non sia lasciata all'iniziativa privata, ma alla saggezza  dell'Autorità pubblica meglio motivata ed interessata al bene comune.
 
I sacerdoti del XII vicariato diocesano
postato da: VincenzoVentura alle ore 14:13 | Permalink | commenti
categoria: