sabato, 27 gennaio 2007

Bugia: Dalla combustione dei rifiuti, con  i termovalorizzatori, si recupera energia sotto forma di energia elettrica e teleriscaldamento a basso costo che altrimenti andrebbe persa.

 

Verità: I costi di produzione di energia con questa tecnica sono mascherati dai forti stanziamenti pubblici. In ultima analisi sono i cittadini a pagare l'impianto e le ditte gestrici ad beneficiare dei guadagni. Per far tacere le opposizioni locali si regala acqua calda ed energia elettrica a tariffe agevolate: tanto i costi di impianto sono stati pagati da altri cittadini.

 

Bugia: E' necessario che ogni cittadino si faccia carico del problema dei rifiuti anche accettando  i termovalorizzatori, senza delegare ad altri il problema alimentando altre discariche.

 

Verità: Con  i termovalorizzatori la maggior parte dei rifiuti continua ad essere posta invece che in una discarica di solidi in una enorme discarica a cielo aperto: i rifiuti vengono immessi in atmosfera sotto forma di gas. Le ceneri della combustione continuano ad essere poste in discarica dopo essere state inertizzate. Il cittadino non si fa carico del problema ma lo delega ad altri perché in discarica o in un inceneritore lo mette sempre a casa di altri. A questa sindrome è stato dato il nome Not in my courtyard, cioè si ma non nel mio cortile.

 

Bugia molto grave:  i termovalorizzatori, a differenza delle discariche, non nuocciono alla salute. Solo in passato gli inceneritori per il loro basso contenuto tecnologico potevano rappresentare un potenziale pericolo, ma adesso, con  i termovalorizzatori di ultima generazione i potenziali pericoli sono minimizzati se non eliminati del tutto.

 

Verità: E' la principale menzogna che viene detta da cinquanta anni a questa parte quando si vuole costruire un inceneritore proponendolo come una novità tecnologica. Nessun dottore, nessuna pubblicazione biomedica solleva il cittadino dalle apprensioni che derivano dall'avere nelle vicinanze, o una discarica o un inceneritore. Quest'ultimo nelle complesse e spesso sconosciute reazioni chimiche di combustione trasforma materiali leggermente tossici in altamente tossici, come la Diossina. I materiali solidi prodotti necessitano di un costante sorveglianza in quanto tossici e nocivi, quelli gassosi vengono dispersi nel vento. Una raccolta di dozzine di pubblicazioni, i cui titoli sono stati inviati da noi ai Ministri dell'Ambiente e della Sanità, smentisce la più grossa e pericolosa bugia: quella che  i termovalorizzatori sicuramente non fanno male. Problemi di respirazione, asma e cancro non sono certo resi minimi con la presenza di termovalorizzatori. Questa bibliografia è a disposizione di tutti, sanitari, cittadini e politici.

 

Bugia: L'incenerimento dei rifiuti è il più economico dei sistemi di smaltimento.

 

Verità: Se è economico in fatto di tassa rifiuti (il prezzo al chilogrammo scende) è perché gli impianti sono finanziati pubblicamente, il costo sostenuto dalla collettività è ancora più alto di quello attuale. Il procedimento di inertizzazione di cui al punto sopra prevede altissimi costi accessori.

 

Bugia: Siamo in una emergenza: se non si costruiscono termovalorizzatori le discariche si esauriranno nel giro di poco tempo anzi alcune sono già esaurite.

 

Verità: Se emergenza c'è è stata creata dagli stessi che adesso vogliono  i termovalorizzatori, che hanno visto e continuano a vedere nei rifiuti occasione di guadagno o di carriera, quindi più rifiuti da smaltire più guadagno. Siamo ancora in tempo a diminuire drasticamente la produzione alla fonte di beni deperibili che diventeranno rifiuti. Alleggeriremo il carico dei rifiuti da smaltire ( e con questi il guadagno e la carriera di certa gente ).

 

Bugia: L'unica alternativa all'incenerimento è la raccolta differenziata, se raggiungiamo almeno il 50 % di raccolta differenziata allora possiamo costruire  i termovalorizzatori perché saranno molto piccoli e gestibili.

 

Verità: La raccolta differenziata non diminuisce la mole dei termovalorizzatori ma serve a isolare potenziali veleni ed a porre in atto il successivo riciclaggio, le discariche sono sature di prodotti nocivi miscelati a materiali che non sono velenosi e che potrebbero essere riutilizzati in armonia con l'ambiente. Chi mette il limite del 50% di raccolta differenziata prima di costruire  i termovalorizzatori omette di dire che se il volume di rifiuti aumenta a questo ritmo anche il 50% di raccolta differenziata metterebbe in condizioni di costruire enormi termovalorizzatori ingestibili. L'alternativa principale all'incenerimento ed alle discariche è il drastico aumento della produzione alla fonte di beni durevoli.

 

Bugia: Non è possibile produrre solamente beni durevoli, qualcosa continuerà ad essere gettato via e a costituire un rifiuto che non sempre è riciclabile, con l'incenerimento di questa parte si ovvia alla maggior parte dei problemi, compreso quello del recupero energetico.

 

Verità: L'attività umana produce una miscela di beni durevoli ed altri no, soltanto che oggi una certa industria per vivere senza problemi vuole che l'ago della bilancia sia spostato sui beni altamente deperibili. Il patto fra l'industria che produce rifiuti e quella che li smaltisce è rafforzato dal fatto che l'una ha bisogno dell'altra per poter sopravvivere. Lo ricerca può dare un nuovo impulso alle industrie che possono essere riconvertite in produttrici dei beni durevoli ad alto contenuto tecnologico, recuperando l'energia sprecata nella produzione di futuri rifiuti.

 

Bugia: Il piano di smaltimento di rifiuti con l'anello dell'incenerimento è al momento il più moderno e certo, altre strade come quella della ricerca di metodi di produzione di beni non deperibili se saranno praticabili lo saranno in un futuro remoto ed incerto.

 

Verità: Il piano rifiuti ben proposto dalla Comunità Economica Europea e basato su ragionevoli studi di fattibilità prevede come punto basilare al quale ogni altra cosa deve essere subordinata il fatto di produrre beni durevoli. Dopo aver attuato quanto sopra vengono la raccolta differenziata, ed il riciclaggio. Soltanto dopo aver attuato questo interviene il recupero energetico e lo smaltimento residuo in discarica.

 

Bugia: Molto si sta facendo per il problema dei rifiuti, anche in termini di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, anche al fine di minimizzare la quantità' dei rifiuti e le dimensioni degli impianti di incenerimento.

 

Verità: Il danaro pubblico viene stanziato per piani in cui la spesa più grossa è quella destinata all'incenerimento, una minore alle complesse tecniche di riciclaggio, ed una assolutamente nulla riguarda il punto nelle tecniche di informazione (etichettatura dei prodotti) e di produzione di beni durevoli considerate primarie dalla CEE. Le cifre della bugia: su oltre 800 miliardi di lire stanziati in una Regione ( Es. Piemonte) 500-700 miliardi sono destinati a i termovalorizzatori e solo per questo danaro viene chiesta con insistenza la disponibilità necessaria alla costruzione immediata adducendo il pretesto dell'emergenza. Solo il resto, considerato invece obbiettivo primario della CEE, è destinato alle tecniche di riduzione dei rifiuti da smaltire. Nulla è destinato alla ricerca medica in questo settore. Nulla è destinato ai piani di monitoraggio della salute dei cittadini posti nelle vicinanze de i termovalorizzatori. Nulla è destinato all'istituzione di un fondo per le spese mediche eventualmente sostenute dai cittadini.

 

Bugia:  i termovalorizzatori di ultima generazione sono talmente sofisticati da non emettere sostanze tossiche infatti il monitoraggio all'uscita del camino con le apparecchiature più sofisticate disponibili non rivela tali sostanze.

 

Verità: Gli apparecchi di misurazione non sono abbastanza sofisticati e sensibili da rivelare la presenza di sostanze tossiche all'uscita dei camini poiché sono diluite in enormi quantità di gas, se invece mettete apparecchi altrettanto sofisticati a controllare l'accumulo di sostanze tossiche nelle vicinanze de i termovalorizzatori ne potrete misurare la presenza. Ciò è risaputo da chi dovrebbe tutelare la salute della popolazione e che sino ad oggi sistematicamente si oppone alla misura delle sostanze accumulate nei pressi   ( 7 km ) da i termovalorizzatori operanti, forse per evitare di conoscere.

 

Bugia: I comitati ambientalisti terrorizzano i cittadini sulla questione de i termovalorizzatori.

 

Verità: I comitati ecologisti reputano di dover supplire a quanto non viene fatto dalle istituzioni per contrastare le informazioni inesatte e ambigue se non mendaci che riguardano  i termovalorizzatori e su cui poggia l'incastellatura politica ed economica che sostiene la loro costruzione.

Bugia: La realtà è che studiosi autorevoli sono di opinione ben diversa dagli ambientalisti e mettono a disposizione le proprie conoscenze scientifiche che sono alla base della loro opinione spesso senza trarne alcun vantaggio, amministratori responsabili sono all'opera per risolvere i problemi dell'ambiente, che solo fra le altre cose prevede l'installazione di impianti di incenerimento, in siti tali da non danneggiare né l'ambiente né i cittadini. Tutto ciò è effettuato in rispetto delle norme europee, italiane e regionali in modo completamente trasparente per i cittadini, i quali possono contare su criteri di correttezza e trasparenza in tutte le procedure.

 

Verità: Attualmente gli studiosi favorevoli all'incenerimento traggono il vantaggio di occupare le posizioni di prestigio nei consigli di amministrazione degli enti ed istituzioni che si occupano e controllano l' ambiente, per contro chi è contrario senza ambiguità non e' presente in modo significativo in queste posizioni. I siti su cui costruire  i termovalorizzatori sono i più dannosi per la saluti infatti l'iter burocratico legato alle leggi attuali italiani identifica i siti in aree senza interesse agro silvo pastorale, dove siano già presenti servizi ( acqua luce gas etc. ) e viabilità, in zone industriali dismesse, Ciò corrisponde nella maggior parte dei casi nelle periferie delle città o nelle grandi cinture cittadine, in aree fortemente abitate. I criteri di correttezza e trasparenza sono solo legati agli atti pubblici, invece gli studi di fattibilità, finanziati dalle società di raccolta rifiuti, e gli accordi politici, per la loro natura, eludono questi criteri e rappresentano la maggior parte del lavoro svolto dai soggetti interessati.

 

Bugia: Comunque in ogni momento la popolazione è invitata a controllare i progetti e potrà verificare l'efficienza e la non pericolosità degli impianti.

 

Verità: Il controllo dei progetti è effettuato da istituzioni pubbliche che non sono tenute in alcun caso a sottoporlo ai rappresentanti dei comitati ambientalisti. Potrebbero essere ammessi in un futuro sono determinati rappresentanti istituzionali (es. sindaci) o quelli che accettano di collaborare comunque. Tale tecnica di persuasione è oggetto di approfonditi studi di psicologia e scienze politiche ed è adottata comunemente al solo fine del raggiungimento della costruzione degli impianti. Anche ammesso che gli impianti fossero ritenuti pericolosi dai cittadini durante il funzionamento non esiste nessun strumento giuridico in grado di fermare un impianto neanche per pochi giorni: una volta innescato un inceneritore si è vincolati a non spegnerlo più, in quanto l'immondizia non può essere accumulata altrove, e la produzione di energia elettrica e di acqua calda per il teleriscaldamento diventano esigenze primarie rispetto alla salute.

 

Bugia: In Italia, a differenza dei paesi più progrediti del nostro, e per la presenza delle infiltrazioni mafiose che controllano il business delle discariche, non sono stati costruiti  i termovalorizzatori, che pur essendo meno pericolosi delle discariche, e quindi un male minore e necessario, intaccherebbero gli interessi delle eco-mafie. Anche per questo gli organismi pubblici lottano per la costruzione de i termovalorizzatori che rimarrebbero sotto il controllo pubblico. I movimenti ambientalisti corrono il rischio, con il loro atteggiamento di contrasto, di favorire questi business illegali.

 

Verità: Di tutte, questa affermazione, sebbene la più debole, richiede la risposta più articolata, per non rispondere direttamente che quando si opta per il male minore od il male necessario si assomiglia a chi ha sostenuto che la costruzione delle mine antiuomo, in quanto necessarie per combattere i "cattivi", rappresentasse il male minore: a distanza di anni ci si trova a dover interagire con territori fortemente contaminati, e la decontaminazione di tali siti, come quelli de i termovalorizzatori rappresenta ancora un problema aperto.

 

Chi ha collaborato con gli organismi che sono a conoscenza di tali fenomeni di infiltrazione mafiosa dovrebbe denunziare il fatto oltre che all'opinione pubblica anche alla magistratura come in taluni casi è stato anche fatto. In realtà le cosiddette eco-mafie possono trarre altrettanto giovamento dalla costruzione de i termovalorizzatori e dalla loro gestione e, in quanto ormai inserite in ambienti economicamente e culturalmente evoluti, potenzialmente possono ambire anche al controllo dei pacchetti azionari delle società che gestiscono  i termovalorizzatori con il capitale accumulato illegalmente, ottenendo anche il vantaggio di riciclare il danaro accumulato illegalmente. Chi è favorevole alla costruzione de i termovalorizzatori corre lo stesso rischio di dover fare continuamente i conti con tentativi di infiltrazione mafiosa. In epoca di privatizzazioni non è infatti possibile che il controllo delle società che le gestiscono rimanga totalmente in mano pubblica. Nel caso specifico de i termovalorizzatori è già capitato, in Italia, che pacchetti siano posti massicciamente sotto controllo di società private, anche in ambito internazionale.

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sabato, 27 gennaio 2007

L’amministrazione comunale di Rivalta ha ratificato, come i comuni limitrofi, il protocollo d’intesa per la costruzione e la gestione dell’inceneritore che sarà situato al Gerbido a poca distanza dalle nostre abitazioni, Biancavilla allo specchio, insieme ai punti dei Comitati civici sceglie:

DIECI BUONE RAGIONI PER NON COSTRUIRE L’INCENERITORE

1) NON SERVE. Se si fa una politica seria per la riduzione dei rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minor uso degli imballaggi, e con la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio dei materiali. I materiali riciclabili sono l'85% del totale dei rifiuti prodotti. Per il 15% di rifiuti restante è assolutamente antieconomico costruire gli inceneritori (bastano piccole discariche).

2) INCREMENTA I RIFIUTI. Costruire l’inceneritore significa vanificare la raccolta differenziata dei materiali (carta, plastica, legno) necessari per la combustione. Dove è in funzione da diversi anni (es. Brescia) ha incrementato la produzione dei rifiuti prodotti da ciascun cittadino.

3) FA MALE. Durante la combustione dei rifiuti si liberano nell’aria diossine e furani, che non vengono filtrati neanche dai più sofisticati sistemi di abbattimento. Uno studio epidemiologico effettuato dall’Università di Besançon (Francia) ha dimostrato che gli abitanti che vivono nei pressi dell’inceneritore hanno una probabilità di contrarre il cancro superiore a quella del resto della popolazione. Infatti producono pericolosissime nanoparticelle inorganiche che penetrano nel sangue e si depositano negli organi del corpo umano.

4) NON CONVIENE. La selezione, l’essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione. Inoltre, senza considerare i costi di gestione citati ed i danni alla salute causati dalle nanoparticelle, il costo per produrre 1 MWh mediante l’incenerimento è di 228 euro contro i 66 euro di un impianto idroelettrico, i 63 di un impianto eolico ed i 280 di un impianto fotovoltaico.

5) E’ DANNOSO AI BAMBINI. Uno studio realizzato nella regione Rhone-Alpes (Francia) ha rilevato nei bambini appena nati, le cui mamme abitavano nei pressi dell’inceneritore, un aumento delle malformazioni rispetto alla media nazionale: + 20% anomalie cromosomiche, + 29% malformazioni alla bocca, + 44% malformazioni dell’intestino, + 51% malformazione dei reni.

6) GENERA LA NECESSITA’ DI ALTRE DISCARICHE. Per ogni chilogrammo di rifiuti bruciato, un terzo diventa cenere che, essendo un rifiuto tossico-nocivo, ha bisogno di discariche molto più costose di quelle usate per i rifiuti comuni.

7) LO PAGHIAMO NOI. Costa 311 milioni di Euro, circa 600 miliardi di Lire. Fa guadagnare solo chi lo gestisce che usufruisce delle sovvenzioni dello Stato perché beneficia impropriamente del cosiddetto contributo Cip 6, destinato alle fonti “energetiche rinnovabili”, che paghiamo noi nella bollette elettrica: senza questo incentivo l’incenerimento non presenterebbe alcun vantaggio economico. Per questa sovvenzione l’Italia è stata condannata dalla UE perché l’incenerimento dei rifiuti non può essere assimilato alle fonti rinnovabili.

8) E’ VECCHIO. L’inceneritore è un invenzione di quarant’anni fa. Le prime nazioni ad adottarlo, come la Germania e l’Olanda, li stanno dismettendo. Ora si usano dei sistemi di Trattamento Biologico “a freddo” senza incenerimento, già attivi in diverse realtà europee, che oltre a non produrre nanopolveri, costano circa il 75 % in meno degli impianti di incenerimento.

9) NON CREA OCCUPAZIONE. Se la raccolta porta a porta ed il successivo riciclaggio dei materiali garantiscono 100 posti di lavoro, in proporzione un moderno inceneritore ne crea circa 30.

10) E’ INGORDO. Per far funzionare l’inceneritore, non solo bisogna aumentare la produzione dei rifiuti da bruciare, scoraggiando la raccolta differenziata, ma anche importare rifiuti da ogni parte d’Italia scaricando le conseguenze negative (fumi e scorie) su di noi.

P.S. Se l’inceneritore è, come dicono, una risorsa, perché devono concedere delle “compensazioni” ai comuni limitrofi (strade, ferrovie, parchi) e ai contadini che non potranno più, per motivi sanitari, coltivare i terreni situati nei pressi dell’inceneritore?
Definizione di “compensazione” (Enciclopedia Microsoft Encarta) : S.F. Determinazione di una posizione di equilibrio, spec. Fra elementi contrastanti SIN Pareggiamento (dir) Estinzione di crediti e debiti reciproci.

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sabato, 27 gennaio 2007
L’incenerimento trasforma numerosi materiali ancora potenzialmente adoperabili, taluni preziosi perchè in esaurimento, in effluenti (solidi, liquidi o gassosi) assai più tossici dei rifiuti di partenza ed inutilizzabili, oltre a diffondere nelle zone limitrofe una serie di sostanze nocive alla salute, dalla diossina ai furani, che, inquinando l’ambiente: suolo e sottosuolo, acqua ed aria, colpiscono l’uomo e gli animali attraverso la catena alimentare.

Gli inceneritori tendono inoltre ad innalzare la temperatura dell’atmosfera, accentuando l’effetto serra, in stridente contrasto con le pressanti raccomandazioni del protocollo di Kyoto, al quale l’Italia ha così entusiasticamente aderito.

La costruzione dei termovalorizzatori richiede un grande investimento di capitali, a fronte del quale si creano pochi posti di lavoro e non si elimina del tutto la dipendenza dalle discariche speciali.

In molte nazioni occidentali, dopo aver realizzato un vasto programma di costruzione di inceneritori si è attivata una massiccia sensibilizzazione della popolazione verso la  raccolta differenziata, che ha prodotto in pochi anni la chiusura di molti impianti. Un caso paradigmatico è costituito dalla Germania, dove si incoraggia con tariffe molto basse l’arrivo di spazzatura dall’estero, pur di permettere l’utilizzo di termovalorizzatori, che non sono stati completamente ammortizzati e nel frattempo sono divenuti inutili.

Un termovalorizzatore funziona a pieno regime solamente se vengono bruciati tra i rifiuti grandi quantitativi di carta e di plastica, che innalzano il potere calorifico, sostanze che vengono a mancare in larga misura quando cresce il ricorso alla raccolta differenziata.
In Italia negli ultimi trenta anni abbiamo assistito ad un indecoroso aumento nella produzione di spazzatura, segno ineludibile di una società in preda ad una perversa ansia consumistica, in aperto contrasto al comportamento dei nostri partners europei ed alle indicazioni della Ue, che, già dal 1996, prevedeva che la prevenzione nella formazione dei rifiuti e la drastica riduzione delle sostanze pericolose dovessero essere degli imperativi categorici per una corretta gestione del problema nella comunità europea.

Come sono lontani i tempi in cui è ambientata la nota commedia di Eduardo De Filippo, nella quale il protagonista, la sera, con un piccolo cartoccio di pochi etti tra le mani,  scende in strada a depositare la sua quota di spazzatura.

Il programma di costruzione che viene progettato in questi mesi, in Campania, ma anche nelle altre regioni, si basa sui macroscopici quantitativi di spazzatura che oggi produciamo: 500 chili pro capite all’anno, il contenuto di 200 vasche da bagno. Una pazzia alla quale non si potrà non porre rimedio in breve tempo, pena un disastro economico ed ecologico. E quando, immancabilmente, attraverso la raccolta differenziata avremmo ridotto la quota da bruciare, gran parte dei termovalorizzatori, costati una cifra considerevole, non serviranno più e dovranno essere dismessi. Anche se  la presenza di tante bocche fameliche e voraci, ansiose di divorare rifiuti, frenerà le campagne di sensibilizzazione della popolazione.

Come funziona un termovalorizzatore

Le tecnologie dell’incerenimento sono essenzialmente tre: forni a tamburo rotante, a griglia ed a letto fluido con camera di post combustione, mentre il funzionamento di un termovalorizzatore può essere suddiviso in 7 fasi fondamentali:

1- Arrivo dei rifiuti – In genere vengono adoperati rifiuti già sottoposti ad una selezione preliminare, ma può essere utilizzata anche la spazzatura tal quale.
2- Combustione – Nel forno alcune griglie mobili facilitano la mobilità dei rifiuti, mentre una corrente d’aria forzata fornisce l’ossigeno necessario per raggiungere temperature elevate.
3- Produzione del vapore – Il calore porta a vaporizzare l’acqua posta  a valle nella caldaia.
4- Produzione di elettricità – Il vapore mette in moto una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
5- Recupero delle scorie – Le componenti che residuano alla combustione(10% del volume iniziale e 30% del peso) vengono raccolte a valle dell’ultima griglia,  raffreddate in acqua e smaltite nella discarica.
6- Trattamento dei fumi – I fumi ad alta temperatura passano in un complesso sistema di filtraggio per ridurre gli agenti inquinanti più pericolosi, quindi vengono liberati nell’atmosfera.
7- Smaltimento delle polveri fini – Le ceneri che residuano dalla combustione non sono pericolose, mentre le polveri fini(il4% del peso iniziale) sono da considerare molto tossiche e necessitano di speciali discariche.

Conclusioni

Alcune considerazioni finali sono necessarie sulla difficile problematica: se adottare o meno i termovalorizzatori in Italia, dove la ricerca differenziata non accenna a decollare.
Bisognerà sempre localizzare gli impianti lontano dai centri abitati, anche se la scelta è molto difficile  per l’altissima densità abitativa presente su quasi tutto il territorio nazionale. Non si può altresì dimenticare che numerosi e qualificati studi internazionali hanno dimostrato che i fumi delle ciminiere ricadono fino a trenta chilometri di distanza ed Acerra, dove è in fase di ultimazione l’impianto più grande d’Europa, è ad appena 15 chilometri dal centro di Napoli.
Dimensionare i progetti tenendo conto delle reali necessità delle zone tributarie, avendo ben presente che, se una campagna di raccolta differenziata e riciclaggio avesse successo, la quantità di spazzatura da avviare all’incenerimento si ridurrebbe notevolmente, rendendo inutili impianti costati cifre iperboliche, che diverrebbero di colpo un problema di dismissione.
Permettere il funzionamento soltanto ad impianti con tecnologie ultra moderne, quali la pirolisi e la gassificazione, per ridurre l’impatto negativo sulla salute dei cittadini.

Pro e contro

In favore e contro la costruzione dei termovalorizzatori si sono schierate da tempo, anche a livello internazionale, due fazioni contrastanti con pareri diametralmente opposti. Riportiamo le idee base dei due schieramenti per facilitare il lettore che voglia farsi una sua idea personale.

I termovalorizzatori producono calore ed energia a basso costo

L’energia elettrica prodotta gode di cospicui stanziamenti pubblici da parte dello Stato, altrimenti non sarebbe conveniente, in contrasto a quanto previsto dalle normative europee, motivo per il quale l’Italia è stata oggetto di una procedura di infrazione da parte della Ue. Bruciare i rifiuti è un’operazione assai costosa, tenuta in piedi artificiosamente dal flusso di denaro pubblico che la finanzia. In Lombardia, ad esempio, la provincia di Brescia, dotata di un termovalorizzatore, ha il costo pro capite più alto per lo smaltimento dell’immondizia.

I cittadini debbono addossarsi l’onere dello smaltimento dei rifiuti accettando l’idea di bruciarli, che è la cosa più pratica e meno costosa e non comporta un inquinamento superiore ad una qualsiasi fabbrica e debbono rinunciare al proposito di trasferirli lontano, una sindrome ben conosciuta nella letteratura anglo sassone, che ha coniato l’acronimo Nimby(not in my back yard), cioè si ma non nel mio giardino.

Con gli inceneritori i rifiuti invece di essere posti in una discarica tradizionale vengono immessi nell’atmosfera sotto forma di gas ed inoltre residuano dalla combustione una cospicua quantità di ceneri che debbono essere smaltite con molta cautela.

I termovalorizzatori moderni non rappresentano un pericolo per la salute di chi vive vicino agli impianti, come dimostra l’esperienza all’estero di grandi e civilissime città come Vienna, dove sono stati costruiti in pieno centro abitato.

Purtroppo la letteratura medica a riguardo è di parere contrario, in attesa di dati sempre più precisi ed aggiornati. Un impianto tecnologicamente avanzato libera nell’atmosfera circa 250 diverse sostanze potenzialmente pericolose e di queste soltanto una ventina sono studiate e monitorabili; a parte le ceneri che sono molto più pericolose dei rifiuti di partenza e pongono il problema del loro smaltimento. Alcune sostanze prodotte, anche se in quantità modeste, dalla combustione dei rifiuti, come la diossina, destano elevata preoccupazione, perché l’organismo non è in grado di metabolizzarla, per cui nel tempo può accumularsi nei tessuti in concentrazioni nocive, dando luogo a svariate patologie, insidiosissime ed ancora poco note alla scienza.

Bruciare la spazzatura è la soluzione più economica.

Gli impianti hanno un costo elevatissimo e per essere ammortizzati richiedono di essere utilizzati a pieno regime per almeno venti anni, inoltre una volta costruiti rendono controproducente la prospettiva del riciclaggio, perchè carta e plastica costituiscono il 70% del potere calorifico.

Lo Stato, le regioni ed i comuni si stanno attivando per sensibilizzare la popolazione alla serietà del problema, allo scopo di diminuire i rifiuti e di conseguenza gli impianti di incenerimento.

Attualmente gran parte della spesa pubblica è assegnata alla costruzione degli impianti, che richiedono grossi investimenti,  pochissime risorse sono destinate ad incrementare il riciclaggio e quasi niente si spende per la ricerca medica e scientifica.

Il monitoraggio delle sostanze nocive eseguito all’uscita dei camini di emissione non segnala sostanze tossiche al di fuori dei parametri previsti dalla legge.

Le apparecchiature non riescono a percepire la presenza di sostanze pericolose nei gas di scarico perché esse sono diluite in enormi quantità, ma rivelazioni fatte a poca distanza, nel raggio di alcuni chilometri, segnalano sostanze tossiche che nel tempo si accumulano. Va altresì considerato che le normative vigenti sono tarate sulla possibilità di purificazione dei filtri attualmente in commercio e non sulle raccomandazioni della comunità medica internazionale.

Gli ambientalisti enfatizzano il rischio di inquinamento nelle zone limitrofe ai termovalorizzatori.

I comitati ecologici ritengono opportuna una funzione di supplenza nei riguardi dello Stato e dei mass media, che non operano una  sufficiente informazione sulla delicata problematica, attorno alla quale gravitano fiumi di denaro e gli interessi della criminalità organizzata, che nelle regioni meridionali ha sempre gestito la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

Studiosi autorevoli in Italia ed all’estero ritengono che l’installazione dei termovalorizzatori non comporta alcun rischio per la salute dei cittadini e che tali impianti rispondono pienamente alle norme di sicurezza europee.

Gli scienziati favorevoli all’innocuità degli inceneritori traggono cospicui vantaggi economici e di prestigio perché possono far parte dei consigli di amministrazione delle industrie e delle istituzioni, che controllano il colossale business dell’ambiente, mentre tutti coloro che sono di parere contrario faticano a farsi strada nella carriera universitaria e difficilmente hanno accesso agli organi di informazione.

Le popolazioni limitrofe possono in qualsiasi momento controllare la situazione dell’inquinamento e se dovesse essere necessario possono far fermare i termovalorizzatori.

I controlli periodici sull’emissione delle sostanze tossiche sono a carico delle istutuzioni, di cui è nota negligenza ed approssimazione. Inoltre esse non sono tenute a rendere pubblici i risultati delle analisi e non esiste alcuno strumento giuridico in grado di fermare un impianto, ad eccezione dell’ordinanza di un magistrato. Nello stesso tempo fermare un inceneritore anche per pochi giorni rappresenta un cospicuo danno economico.
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sabato, 27 gennaio 2007

Molti lettori hanno inviato mail in redazione chiedendo di approfondire ulteriormente il tema della gestione rifiuti e dell'alternativa agli inceneritori. Abbiamo pubblicato precedentemente le diverse posizioni di politici e amministratori locali sul tema.

In questo numero ospitiamo l'opinione dell'esperto, il professor Federico Valerio direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova che ampliamente e dettagliatamente spiega le ragioni a favore di un metodo alternativo agli inceneritori (chiamati in Italia anche “termovalorizzatori”).

Il professori Soyez K. e Plickert S., dell'Università di Potsdam (Germania), sembrano non aver dubbi: i trattamenti Meccanico Biologici (MBT) sono tecnologie alternative all'incenerimento dei rifiuti. Questo è quanto affermato nel loro articolo, pubblicato nel 2003, sullo stato dell'arte dei sistemi di pretrattamento meccanico-biologici e sulle potenzialità dei trattamenti biologici dei rifiuti.

E i numeri sembrano dare loro ragione. Il Ministero dell'ambiente tedesco riporta che nel 2005, in Germania, erano operativi 64 impianti MBT con una capacità complessiva di trattamento pari a 6,1 milioni di tonnellate all'anno . Per fare un confronto, la stessa fonte riporta che in Germania, nello stesso anno, erano operativi 73 inceneritori, con una capacità complessiva di 17,8 milioni di tonnellate.

Quindi, se è vero che attualmente la Germania incenerisce più rifiuti di quanti ne bio-stabilizza con sistemi MBT, è anche vero che nel 2001 gli impianti MBT operanti in Germania erano solo 2, con una capacità di trattamento di 1 milione di tonnellate. Il crescente interesse sui sistemi MBT si coglie anche dal crescente numero di pubblicazioni tecniche e scientifiche su questo argomento. Ad esempio, la società di consulenza britannica Juniper ha effettuato un approfondito studio sugli impianti MBT operativi nel mondo e nel 2005 individuava, a livello mondiale, 27 aziende impegnate nella realizzazione di impianti MBT. I paesi di appartenenza di queste aziende sono i più vari: Spagna, Turchia, Australia, Israele, Germania, Olanda, Canada, Italia.

Queste 27 aziende, al momento dello studio, avevano realizzato 80 impianti MBT, con una potenzialità complessiva di 8,5 milioni di tonnellate/anno e nei loro programmi c'erano altri 43 impianti da realizzare entro il 2006 che porteranno la capacità di trattamento rifiuti, con i loro 143 impianti MBT, a 13 milioni di tonnellate.

Per dare una dimensione a questo fenomeno citiamo la stessa Juniper che nel 2000, censiva in Europa 269 inceneritori con una capacità di trattamento di 47,3 milioni di tonnellate. Il crescente interesse per i sistemi di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, che sta coinvolgendo anche Inghilterra, Stati Uniti, Cina, deriva dall'alta flessibilità di questi impianti, dai tempi di realizzazione estremamente brevi (18-24 mesi), dai costi di investimento e gestione assolutamente competitivi, rispetto alla "termovalorizzazione".

Competitivo rispetto alla "termovalorizzazione" è anche l'impatto ambientale sanitario, intrinsecamente basso negli impianti biologici a “freddo”. La flessibilità riguarda in particolare la possibilità di ottenere diversi risultati, a seconda delle esigenze e della natura degli scarti: produzione di compost di qualità per uso agronomico, inertizzazione della frazione putrescibile e stabilizzazione compatibile con la messa a discarica in sicurezza, produzione di biogas da usare per produrre elettricità e calore o da immettere nella rete di distribuzione del gas, produzione di combustibile da rifiuto utilizzabile in cementifici e centrali termiche, al posto di carbone e coke di petrolio.

Un ulteriore vantaggio delle tecniche di trattamento biologico è che nei rifiuti urbani, circa il 60% degli scarti tal quali è biodegradabile. Questa frazione è trattabile con le tecniche MBT che, con tecniche aerobiche (insufflazione d'aria) eliminano la frazione putrescibile, ossidata ad anidride carbonica e acqua. Il trattamento anaerobico (in assenza di aria) provvede, se necessario, a trasformare in biogas (in prevalenza metano e anidride carbonica ) la frazione cellulosica più resistente alla bio ossidazione.. La frazione non biodegradabile dei rifiuti urbani è composta da metalli, vetro, ceramiche, recuperabili con sistemi meccanici e magnetici dopo la biostabilizzazione e da circa il 10-15 % in peso di plastiche, anch'esse recuperabili, anche se di qualità probabilmente incompatibile con il riciclo.

Ovviamente è solo su questa frazione residuale che è il caso di fare valutazioni per un possibile recupero energetico, se non si è proceduto alla separazione e alla raccolta differenziata delle plastiche al momento dell'uso. Pertanto dopo biostabilizzazione, separati con sistemi meccanici e magnetici vetri e metalli , inviati al riuso e al riciclo, abbiamo da decidere che cosa facciamo di quel poco di plastica avanzata alla raccolta differenziata e della frazione organica inertizzata residuale, la cui composizione chimica è prevalentemente simile a quella del compost.

Per brevità accenniamo ai risultati di studi in merito alla messa a discarica degli scarti della biostabilizzazione e alla produzione sostenibile di biogas. Un problema che è stato sollevato per la messa a discarica del biostabilizzato è che questo può avere un potere calorifico che, in base al Decreto n° 36 del 13 gennaio 2003 lo rende incompatibile con la messa a discarica e quindi costringe al suo incenerimento.

Il citato Decreto che recepisce la direttiva 1999/31 si pone l'obiettivo di ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull'ambiente delle discariche e “ non ammette a discarica rifiuti con Potere Calorifico Inferiore (PCI) maggiore di 13.000 chilo joule/ chilogrammo, a partire dal 1/1/2007.”

Peraltro lo stesso decreto, all'articolo 7, afferma che” i rifiuti possono essere collocati in discarica solo dopo trattamento” e, è indubbio, che i sistemi MBT siano trattamenti tutt'altro che banali che modificano profondamente la composizione chimica, microbiologica e tossicologica del rifiuto urbano tal quale.

Ma non è necessario imbarcarsi in lunghi e costosi contenziosi con le pubbliche amministrazioni, che sembrano propense a favorire i gestori di inceneritori facendo bruciare loro tutto il bruciabile. Un recente studio tedesco (M. Kuehle-Weidermeier. Landifilling of mechanically-biologically preatreated municipal solid waste) ha dimostrato che per abbassare il potere calorifico del prodotto residuale alla biostabilizzazione, basta setacciarlo con setacci da 60 millimetri.

Tutto quello che passa sotto al setaccio, pari al 91 % della massa trattata, ha un potere calorifico che non raggiunge le 6.000 chilo-joule/chilo e quindi può essere messo tranquillamente a discarica nel pieno rispetto della legge. La frazione che resta sopra il setaccio rappresenta circa il 10% in peso della massa biostabilizzata che, a sua volta, grazie alla bio ossidazione e alla separazione degli inerti si è ridotta di circa il 40% rispetto alla massa iniziale del rifiuto tal quale, prima del trattamento MBT.

In altre parole, da ogni tonnellata di rifiuti tal quale, avanzano circa 60 chili di scarti ad alto potere calorifico. Il potere calorifico del sopra vaglio è di 13.700 kj/kg, quindi vantaggioso dal punto di visto energetico, ma, vista la quantità di “combustibile” in gioco ci chiediamo se ci sarà qualcuno disponibile ad accollarsi le spese del loro trasporto e incenerimento, specialmente se, come ci si augura, l'Italia abolirà l'incentivo dei certificati verdi alla elettricità prodotta bruciando rifiuti in quanto equiparati, per legge, a fonte energetica rinnovabile.

A riguardo, sottolineamo il fatto che l'alto potere calorifico della frazione più grossolana del biostabilizzato è in prevalenza attribuibile alla concentrazione, in questa frazione, di plastica , in gran parte sotto forma di fogli e pellicole, e sarà dura sostenere che questa frazione, se usata come CDR o negli inceneritori possa essere considerata fonte di energia rinnovabile.

Nei trattamenti biologici aerobici la frazione cellulosica (carta, cartone, legno) è poco degradata. Per biodegradare questo tipo di scarto è possibile ricorrere alla fermentazione anaerobica che ha il vantaggio di trasformare questi scarti in biogas, una miscela di metano e anidride carbonica che, opportunamente trattata può essere utilizzata a scopo energetico. Oggi in Europa si contano circa 3000 impianti di biogas, in gran parte collegati al recupero e all'utilizzo del biogas prodotto dalle discariche.Se nelle discariche la produzione di biogas è un evento collaterale non controllato, molto meglio gestire lo stesso processo in impianti dedicati.

Con questa tecnica biologica da una tonnellata di rifiuto urbano, si possono produrre, dopo opportune purificazioni del biogas, da 75 a 90 metri cubi di metano, utilizzabili a scopi energetici, in particolare per la produzione combinata di elettricità e acqua calda per usi industriali o teleriscaldamento.

Quando non è conveniente realizzare il teleriscaldamento per condizioni climatiche (inverni miti), lontananza della possibile utilizzazione dal punto di produzione, ostacoli urbanistici a realizzare la rete di distribuzione dell'acqua calda, la produzione di biogas offre un'altra interessante possibilità: dopo opportuna purificazione, inserire il biogas direttamente nella rete di distribuzione del gas di città. L'immissione del biogas trattato nella rete di distribuzione è tecnicamente possibile e già realizzato in Danimarca, Svezia, Svizzera, Olanda. Al momento, l'unico ostacolo al diffondersi di questa pratica è l'elevato costo di purificazione del gas.

Una soluzione ci sarebbe! Attribuire gli incentivi dei certificati verdi anche al biogas trattato ed immesso in rete, in proporzione all'energia non rinnovabile che l'uso diretto del biogas ci permetterebbe di risparmiare. E' vero, l'uso del biogas al posto del metano per bollire la pasta e per riscaldare le case non equivale a produrre energia elettrica, ma la fantasia italica che è riuscita ad equiparare i rifiuti a fonti di energia rinnovabile potrebbe anche trovare una soluzione a questo piccolo problema formale.

E questo è un esplicito invito alle attuali forze di governo, in particolare i Verdi e i DS, che dirigono i ministeri competenti e dai quali ci aspettiamo qualche cosa di intelligente. Peraltro, in questo caso, tutto dovrebbe essere più facile e formalmente corretto. Il biogas è una vera fonte di energia rinnovabile e calore ed energia elettrica rappresentano forme diverse di energia che, non a caso, si possono misurare con le stesse unità di misura.

Inoltre per riscaldare l'acqua della pasta e quella della doccia è molto meglio, dal punto di vista ambientale e del risparmio energetico, bruciare direttamente il metano piuttosto che usare lo stesso metano in un generatore a turbogas per produrre elettricità che, a sua volta, sarà utilizzata per riscaldare la stessa acqua.

E, ne siamo certi, gli Italiani, sarebbero più contenti che i loro soldi, trasformati in certificati verdi, siano utilizzati per incentivare le tecniche di trattamento biologico cosidette "a freddo" piuttosto che i termovalorizzatori.

Federico Valerio
postato da: VincenzoVentura alle ore 22:20 | Permalink | commenti
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