Pubblico un estratto del documento firmato da Legambiente. Nei giorni scorsi Biancavilla allo specchio ha contattato la sezione regionale dell'associazione ambientalista e subito ha trovato riscontro nella persona del vice presidente Vincenzo Parisi. E' questo il testo integrale inviato a diversi organi istituzionali con la disapprovazione della scelta di Cuffaro alla realizzazione del termovalorizzatore nella Valle del Simeto.

Elementi che portano a dire NO al termovalorizzatore di contrada Cannizzola a Paternò
1) Lo studio di Impatto Ambientale non è stato redatto in conformità alla normativa comunitaria in materia di valutazione di impatto ambientale né risponde ai criteri dettati dalla normativa statale;
2) La sintesi non tecnica è eccessivamente ed inaccettabilmente succinta, tanto da non fornire gli indispensabili dati per comprendere quale dimensione, in senso lato, abbia il progetto e quali possano essere gli impatti sull’ambiente, sulla salute delle popolazioni, sull’economia. Mancano totalmente i dati relativi ai consumi delle risorse, alla quantità di rifiuti in entrata, di quelli selezionati e destinati all’incenerimento o alla discarica, delle ceneri pericolose, dei rifiuti prodotti nella fase di cantiere e di esercizio, ecc.;
3) Il progetto scaturisce dal Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti approvato con ordinanza n. 1166 del 18.12.2002 dal Commissario per l’emergenza rifiuti in Sicilia. Il Piano, ed i successi provvedimenti, hanno affidato – a valle della raccolta differenziata - la gestione di rifiuti urbani prodotti in Sicilia (circa 2.500.000 t/anno) a 4 Associazioni Temporanee d’Impresa (A.T.I.), selezionate tramite avviso pubblico, che realizzeranno 4 nuovi inceneritori dove smaltire i suddetti rifiuti dopo la separazione della frazione organica e dei metalli. Le A.T.I. inoltre realizzeranno, ciascuna negli Ambiti Territoriali Ottimali di riferimento, le stazioni di trasferenza, gli impianti di separazione secco/umido, le discariche per i rifiuti speciali e le ceneri derivanti dall’attività di incenerimento e le discariche per la frazioni umida stabilizzata. Gli inceneritori da realizzare sono ubicati nei comuni di Augusta (SR), Paternò (Catania), Bellolampo (PA) e Casteltermini (AG).
4) Nessuna comunicazione, avviso o informazione, è stata fornita ai cittadini siciliani su ciò che il Commissario Straordinario ha progettato, programmato e realizzato con il Piano per la Gestione dei Rifiuti e ciò nonostante lo stesso Piano dedichi l’intero capito 21 alla necessità di informare correttamente il pubblico e istituisca il “Piano della Comunicazione” il cui obiettivo avrebbe dovuto essere quello della determinazione del consenso sociale e la condivisione delle azioni attuative. Alla luce delle fortissime proteste delle amministrazioni locali e delle popolazioni, bisogna prendere atto che il “Piano delle Comunicazione” non solo non è mai stato avviato ma che la struttura Commissariale non ha neppure tentato di interloquire con i cittadini e le associazioni ambientaliste;
5) Per la violazione delle relative norme la scrivente associazione ha pendente presso il Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo un ricorso per l’annullamento dell’ordinanza n. 333 del 02.05.2003 con la quale il Commissario straordinario identifica il numero ed i siti per la localizzazione delle stazioni di trasferenza, degli impianti per il trattamento della frazione residuale e di quelli per la termovalorizzazione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati e sono delimitati gli ambiti ottimali. Gli stessi motivi dell’impugnativa, in fatto e in diritto, riproponiamo qui integralmente come ulteriori osservazioni al progetto ed accludiamo copia del citato ricorso;
6) L’approvazione del Piano di Gestioni Rifiuti da parte del Commissario Straordinario, come fatto rilevare dalla mozione presentata il 04.03.04 da 28 deputati all’Assemblea Regionale Siciliana per chiederne la revoca, è illegittima poiché di esclusiva competenza degli organi legislativi e non del Commissario;
7) Lo stesso profilo di illegittimità viene segnalato nell’interrogazione presentata da 7 Senatori della Repubblica al Sig. Ministro dell’Ambiente ed al Sig. Ministro dell’Ambiente;
8) Con delibera del 31.07.2003 il Consiglio Comunale di Paternò pone numerose condizioni, chiede l’acquisizione di diversi e qualificati pareri e consensi, sollecitata il pieno coinvolgimento dell’ente Comune e della collettività nell’esame del progetto, propone approfondimenti, misure di tutela e garanzia, partecipazione popolare attraverso un forum, ecc.;
9) A partire dal novembre 2003 si sono svolte a Paternò numerose manifestazioni ed iniziative popolari in opposizione al progetto;
10) Con delibera n. 132 del 20.11.2003 il Consiglio Comunale di Paternò ha votato un ordine del giorno con il quale respinge la realizzazione delle opere;
11) Il progetto in realtà non presenta alcuna alternativa progettuale all’incenerimento, limitandosi ad affermare che esso è conseguente alla pianificazione siciliana. Le vere alternative all’inceneritore, e cioè una seria riduzione della produzione dei rifiuti ed una efficace raccolta differenziata indirizzata anche alla separazione domestica della frazione umida ai fini della produzione di compost di buona qualità, non sono prese in considerazione nonostante fossero tutte misure indicate dal Piano degli Interventi per l’emergenza Rifiuti (PIER) approvato nel 2000;
12) La scelta del sito (e di tutti i siti) non è stata fatta dalla struttura Commissariale sulla base di precisi criteri di strategicità, economicità, basso impatto, posizione baricentrica con le aree metropolitane, distanza dai centri abitati e dalle aree agricole di pregio, siti SIC, ZPS, aree archeologiche, vie di comunicazione, ecc. Infatti, lo stesso avviso pubblico per la selezione delle aziende a cui affidare lo smaltimento, poneva come condizione che le ditte avessero “siti idonei”, ovvero impianti industriali propri o di cui abbiano la disponibilità gestionale, esistenti nel territorio della Regione Sicilia, ivi compresi quelli per la produzione di energia elettrica, in sostituzione totale o parziale di combustibili ora impiegati. Si è così precostituita una scelta degli operatori e si è lasciata loro la facoltà di scegliere il sito più vantaggioso per l’azienda piuttosto che più idoneo sotto il profilo ambientale ed il costo a carico dell’utenza. Altra conseguenza di tale procedura è il fatto che i rifiuti viaggeranno da un capo all’altro della Sicilia con l’irrazionale conferimento, per esempio, di quelli di Catania, Ragusa ed Enna all’impianto di Augusta (Siracusa) e di quelli di Messina a Paternò (Catania);
13) Non risultano pertanto esposti i criteri che hanno determinato la scelta del sito, la loro configurazione modulare, prescelta su precisa base analitica. Manca una scheda parametrica dei dati necessari per la esecuzione di un’analisi dei dati territoriali, delle valenze naturalistiche, delle valenze culturali, dei dati fisici. Manca ogni riferimento ai rapporti tra studi territoriali effettuati e soluzioni progettuali adottate, nonché il quadro di riferimento ambientale, i livelli di qualità preesistenti all’intervento, la stima qualitativa e quantitativa degli impatti indotti dall’intervento sull’ambiente e, quindi, la individuazione e la caratterizzazione delle componenti e dei fattori ambientali ed antropici interessati;
14) Le opere sono state inopinatamente localizzate all’interno del Sito di importanza comunitaria “Contrada Valanghe”, volto alla tutela paesistica e naturalistica degli ambienti naturali steppici, e si trovano a poche centinaia di metri dal Sito di importanza comunitaria “Pietralunga”, volto alla tutela degli ambienti idrofili di un tratto del fiume Simeto;
15) Le aree calanchive che caratterizzano le zone destinata agli impianti possono comportare, in presenza di eventi pluviali intensi, il rischio che le aree con presenza di rifiuti o ceneri siano allagate e che le sostanze chimiche o organiche presenti raggiungano il fiume Simeto e le falde. Analogo rischio può derivare dalle eventuali piene del fiume Simeto che potrebbero raggiungere le aree degli impianti di trattamento poste sulla medesima quota altimetrica della ripa; né sarebbe possibile realizzare ulteriori arginatura senza distruggere o alterare la vegetazione ripale, in quel tratto particolarmente pregevole;
16) Del tutto inadeguate appaino le valutazioni relative alle esondazioni del fiume Simeto e le interferenze prodotte sul deflusso del torrente Cannizzola;
17) La sintesi sostiene che “l’incidenza negativa prodotta sulla componente naturalistica presente sul territorio del SIC sia di livello non significativo, in quanto la superficie interessata risulta minima rispetto a quella totale e in buona parte è già attualmente compromessa dalle attività industriali presenti sul posto”. Ciò è solo un’opinione e con la stessa imperturbabilità si potrebbe sostenere che l’incidenza sarebbe invece devastante. Una risposta seria può e deve venire dall’indispensabile ed obbligatoria valutazione d’incidenza;
18) Ai fini della prevenzione del rischio dissesti, appare del tutto improvvida la scelta di depositare sullo stesso sito circa 1.800.000 m3 di materiale di risulta dalle operazioni di scavo della discarica;
19) Assolutamente inidonea da un punto di vista urbanistico e ambientale appare la localizzazione anche con riferimento alla rete di comunicazione esistente. I numerosi mezzi di trasporto provenienti ogni giorno dai centri di trasferenza di Patti, Messina e Calatabiano e dai comuni di larga parte della Provincia di Catania, interesseranno soprattutto la SS. 121, la quale è già particolarmente congestionata e pericolosa; gli stessi mezzi inoltre dovranno percorrere almeno cinque-sei chilometri di strade secondarie per raggiungere il sito, interferendo con le attività agricole e gravando sulla manuntenzione della rete stradale provinciale e comunale.
20) Manca una relazione geologica conforme alle prescrizioni di cui all’art.27 del D.P.R. 554/1999, soprattutto con riferimento alla definizione del “livello di pericolosità geologica” e del comportamento del suolo in assenza ed in presenza dell’opera. Quest’ultimo aspetto, di notevole importanza data la sismicità del sito e l’incidenza degli interventi sul suolo e nel sottosuolo (parte delle opere attingono profondità dal piano di campagna di oltre 20.00 m e si elevano dal piano di campagna fino a 80.00 m per il camino), non è stato trattato nonostante la precisa prescrizione normativa;
21) Gli aspetti sismici sono stati del tutto ignorati mentre l’elevata sismicità dell’area del comune di Paternò richiede invece indispensabili approfondimenti sui caratteri, localizzazione e potenziale sismico delle principali strutture sismogenetiche potenzialmente interferenti con l’area interessata all’insediamento. Dai dati dello studio non è possibile stimare gli effetti attesi al suolo in assenza di un indagine geognostica ed in particolare geofisica volta a determinare i parametri sismici e geotecnici dei terreni fondali tecnicamente significativi in funzione dell’opera in progetto e quindi non è possibile valutare una plausibile risposta attesa;
22) Viene sottostimato l’impatto olfattivo, secondo intensità e areale d’incidenza, delle sostanze odorigine rilasciate sia nelle fase di movimentazione che di selezione, stabilizzazione, incenerimento e deposito in discarica di ceneri scorie e rifiuti. Picchi, persistenza e superamenti sono considerati “modesti disturbi” ;
23) L’elevato impatto acustico viene minimizzato sostenendo che non vi sarebbero “ricettori sensibili” nelle vicinanze. Va invece preso in seria considerazione il disturbo che l’inquinamento sonoro provocherà anche sulla fauna presente nel SIC;
24) La descrizione dell’inceneritore è estremamente generica e tale da non consentire al lettore di capire se esso è idoneo allo scopo e rispondente alle migliori tecnologie disponibili (così come indicato dalla UE). Non viene neppure indicato se per ogni linea è previsto il bruciatore di riserva da utilizzare nel caso di avvio o di malfunzionamento. In ogni caso la scelta del tipo di inceneritore (a griglia mobile) sembra rispondere esclusivamente a motivi di carattere economico essendo stato del tutto escluso il tipo a plasma o quello a gassificazione (quest’ultimo – a nostro parere - perché richiederebbe che i rifiuti siano molto meglio selezionati di quanto ci si propone con il presente progetto). Le alternative di sistema considerate sono risibili ed il confronto non si è basato, come avrebbe dovuto, sul minore impatto ambientale conseguibile;
25) La stessa cosa vale per gli impianti di selezione: a) insufficiente valutazione delle alternative di progetto; b) è stato scelto il sistema che fornisce meno garanzie di selezione ed eliminazione delle componenti pericolose del rifiuto ma produce una carica con potere calorifico più elevato (per questo motivo viene esclusa la tecnica dei bio-cubi che prevede la separazione a valle della fase di digestione aerobica);
26) Della frazione secca compattata non si forniscono dati qualitativi né si assicura la rispondenza alle norme di legge vigenti. Gioverà ricordare che nella regione Campania le eco-balle sono oggetto di inchieste giudiziarie e che il Presidente della Commissione d’indagine sul ciclo dei rifiuti, On. Paolo Russo, ha recentemente dichiarato che nutre forti dubbi sulla possibilità che questo rifiuto sia idoneo per l’incenerimento;
27) La destinazione del percolato recuperato dalla discarica non viene precisata e, alla luce della carenza di impianti di idonei impianti di depurazione nella regione Sicilia, il dimensionamento dei serbatoi di raccolta nel sito – con un’autonomia di appena 12 giorni in periodi di non eccessiva piovosità – si dimostra largamente insufficiente;
28) Il volume di traffico indicato (94 transiti giornalieri inclusi i 40 del personale - 188 tra entrata ed uscita) è palesemente sottostimato in relazione ai flussi in ingresso previsti alla capacità d’incenerimento giornaliera (1.300 t/giorno di rifiuti a cui bisogna aggiungere ceneri e scorie per un ulteriore 30% in peso). Se tutti i mezzi avessero una portata di 20 tonnellate ne occorrerebbero almeno 100 (200 tra entrata ed uscita) e, ovviamente, i 40 per il personale. Tale flusso di traffico pesante avrebbe effetti gravissimi sulla già precaria circolazione delle strutture viarie interessate;
29) Nessuno studio viene fatto sulle eventuali modifiche che la realizzazione dell’impianto potrebbe indurre sul microclima dell’area vasta, sulle aree naturalistiche, sul fiume Simeto, sulla città di Paternò e sulle colture agricole e biologiche specializzate;
30) Non viene prospettato alcun scenario di rischio in conseguenza della realizzazione dell’intervento e della gestione degli impianti. In particolare non è stato esaminato nessuno dei possibili eventi accidentali come l’incendio delle discariche, l’emissione di nube tossica, la fuga di ammoniaca, l’esplosione delle caldaie e/o della turbina, l’incendio dei depositi delle sostanze chimiche, lo sversamento di prodotti chimici durante la fase di trasporto o di carica all’impianto, la formazioni di emissioni ad elevata concentrazione di diossine per il malfunzionamento delle camere di combustione, l’allagamento del sito e dei relativi impianti di stoccaggio, trattamento ed incenerimento, ecc.;
31) Non è stato previsto un piano di sicurezza interno ed esterno;
32) Manca una descrizione del progetto e la relativa valutazione degli impatti che comporterà la realizzazione delle connessioni per l’immissione in rete dell’energia elettrica prodotta;
33) Non è stato prodotto lo studio relativo al detrimento sanitario alla popolazione derivante dall’esposizione ai prodotti del processo di incenerimento. L’affermazione che “Non si ritiene quindi che la realizzazione e l’entrata in funzione del termovalorizzatore possa determinare effetti sulla popolazione residente nell’area, malgrado l’estrema sensibilità della zona e le situazioni di attenzione già riscontrate e descritte nel quadro di riferimento ambientale” rivela un atteggiamento di preoccupante superficialità ed è del tutto priva di fondamento poiché contraddice non solo la univoca e copiosa letteratura medico-scientifica sull’argomento ma soprattutto ignora i risultati delle indagini epidemiologiche condotte sulle popolazioni residenti nelle aree interessate da impianti di incenerimento attivati nel periodo antecedente gli anni novanta.
La scrivente associazione, alla luce delle osservazioni di cui sopra, nella convinzione di aver dimostrato l’inutilità dell’opera proposta ed i gravi ed irreparabili guasti che essa produrrebbe sull’ambiente e sulla salute delle popolazioni, ritenendo inoltre che lo studio di impatto ambientale presenti gravi ed incolmabili lacune, chiede alla Commissione che vengano esaminate attentamente tutte le questioni qui evidenziate - esprimendosi singolarmente su di esse - pronunciando al termine parere negativo. Chiede già fin d’ora copia del giudizio di compatibilità ambientale che sarà rilasciato dichiarandosi disponibile al pagamento delle spese di fotoriproduzione e spedizione. Con riserva di produrre ulteriori osservazioni qualora necessario.
Per Legambiente Sicilia
Enzo Parisi
categoria:le proposte di legambiente

